domenica 30 maggio 2010

Libertà dove sei ?

"Libertà, libertà, libertà!!!" La libertà di essere ciò che si è, negata ad un giovane ventiduenne che ha rischiato di perdere un occhio; picchiato con calci e pugni all'addome e al volto  in via Cavour, nella mia adorata Roma, solo per il fatto di essere gay. Quattro italiani , con il cervello obsoleto in quanto probabilmente hanno perso la password per poterlo aprire e aggiornare, con questo gesto eclatante che li avrà riempiti di adrenalina e gonfiati di orgoglio, hanno in realtà dimostrato a se stessi e al resto del mondo di essere il niente sparso nel nulla. 

© Sciarada

venerdì 28 maggio 2010

Le cose che ho imparato dalla vita

Ecco alcune cose che ho imparato nella vita

Che non importa quanto sia buona una persona, ogni tanto ti ferirà. E per questo, bisognerà che tu la perdoni. Che ci vogliono anni per costruire la fiducia e solo pochi secondi per distruggerla. Che non dobbiamo cambiare amici, se comprendiamo che gli amici cambiano. Che le circostanze e l'ambiente hanno influenza su di noi, ma noi siamo responsabili di noi stessi. Che, o sarai tu a controllare i tuoi atti o essi controlleranno te. Ho imparato che gli eroi sono persone che hanno fatto ciò che era necessario fare, affrontandone le conseguenze. Che la pazienza richiede molta pratica. Che ci sono persone che ci amano, ma che semplicemente non sanno come dimostrarlo. Che a volte, la persona che tu pensi ti sferrerà il colpo mortale quando cadrai, è invece una di quelle poche che ti aiuteranno a rialzarti. Che solo perchè qualcuno non ti ama come tu vorresti, non significa che non ti ami con tutto se stesso. Che non si deve mai dire a un bambino che i sogni sono sciocchezze: sarebbe una tragedia se lo credesse. Che non sempre è sufficiente essere perdonato da qualcuno. Nella maggior parte dei casi sei tu a dover perdonare te stesso. Che non importa in quanti pezzi il tuo cuore si è spezzato; il mondo non si ferma, aspettando che tu lo ripari. Forse Dio vuole che incontriamo un pò di gente sbagliata prima di incontrare quella giusta, così quando finalmente la incontriamo, sapremo come essere riconoscenti per quel regalo. Quando la porta della felicità si chiude, un'altra si apre, ma tante volte guardiamo così a lungo a quella chiusa, che non vediamo quella che è stata aperta per noi. La miglior specie d'amico è quel tipo con cui puoi stare seduto in un portico e camminarci insieme, senza dire una parola e quando vai via senti che è come se fosse stata la miglior conversazione mai avuta. E' vero che non conosciamo ciò che abbiamo prima di perderlo, ma è anche vero che non sappiamo ciò che ci è mancato prima che arrivi. Ci vuole solo un minuto per offendere qualcuno, un'ora per piacergli e un giorno per amarlo, ma ci vuole una vita per dimenticarlo. Non cercare le apparenze, possono ingannare. Non cercare la salute, anche quella può affievolirsi. Cerca qualcuno che ti faccia sorridere perchè ci vuole solo un sorriso per far sembrare brillante una giornataccia. Trova quello che fa sorridere il tuo cuore. Ci sono momenti nella vita in cui qualcuno ti manca così tanto che vorresti proprio tirarlo fuori dai tuoi sogni per abbracciarlo davvero! Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere, perchè hai solo una vita e una possibilità di fare le cose che vuoi fare. Puoi avere abbastanza felicità da renderti dolce, difficoltà a sufficienza da renderti forte, dolore abbastanza da renderti umano, speranza sufficiente a renderti felice. Mettiti sempre nei panni degli altri. Se ti senti stretto, probabilmente anche loro si sentono così. Le più felici delle persone, non necessariamente hanno il meglio di ogni cosa; soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino. L'amore comincia con un sorriso, cresce con un bacio e finisce con una lacrima . Il miglior futuro è basato sul passato dimenticato, non puoi andare bene nella vita prima di lasciare andare i tuoi fallimenti passati e i tuoi dolori. Quando sei nato, stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano. Vivi la tua vita in modo che quando morirai, tu sia l'unico che sorride e ognuno intorno a te piange.

Paolo Coelho

giovedì 27 maggio 2010

La terra dei faraoni - Il tempio di Karnak

Il tempio di Karnak


"Un dromos", ovvero un viale di sfingi criocefale (con corpo di leone e testa di ariete) unisce il recinto templare della dea Mut a quello del marito Amon che insieme al loro figlio Khosnu rappresentavano la triade della perfezione divina, venerata a Karnak


Questo tempio definito in egiziano "ipet isut" (harem settentrionale), prende vita con il re Sesostris della XII dinastia per poi subire nell'arco di 1600 anni, fino alla XXX dinastia rimaneggiamementi e ampliamenti. Quindi Karnak è un complesso templare formato da varie strutture


Le immense colonne della Grande sala ipostila di Sethy I e Ramses II


L'Ankh o chiave della vita tra i simboli del giunco e dell'ape che rappresentati insieme indicano l'unione dell'alto Egitto e del basso Egitto


Il tempio di Luxor


Definito in egiziano "ipet resyt" (harem meridionale) fu scoperto da Giovanni Battista Belzoni e costruito da Amenhotep III per adorare il dio Amon anche questo tempio subì ulteriori interventi da parte di altri faraoni come Haremhan, Tutankhamun e Ramses II .


Durante il Nuovo Regno si celebrava la festa annuale della fertilità detta "dell'opet", in cui  una statua del dio Amon veniva trasporta lungo il Nilo dal vicino tempio di Karnak.


L'unione del basso e dell'alto Egitto al cospetto del dio Amon

© Sciarada

mercoledì 26 maggio 2010

La terra dei faraoni - Il tempio di Hatshepsut

Il tempio di Hatshepsut 


Questa radice d'albero è posizionata all'ingresso del tempio



Il nome egiziano originale del sito che ospita il tempio di Hatshepsut era "Djeser djeseru" (il più sacro tra i sacri), con l'avvento dei cristiani copti fu chiamato "Deir el Bahari" (convento del nord). Questo tempio scoperto nel 1743, risalente alla XVIII dinastia fu progetttato da Senmut architetto e amante della regina, si sviluppa su tre terrazze, a quindici metri circa dall'ingresso della prima nell'angolo sud-ovest si trova la tomba di Senmut che volle essere sepolto vicino alla sua regina, la seconda ospita le cappelle di Hathor e  di Anubi. la terza invece le  cappelle di Hatshepsut, di Thutmosis I padre della regina, di Horakhty e il sacrario


La linea rossa che sta sotto i piedi dell'egiziano e che è disegnata nei portici della seconda e terza terrazza rappresenta il Nilo


Colonna con la testa di Hathor nella cappella che porta il suo nome


Hatshepsut con la barba posticcia simbolo che identificava il faraone e con l'hekat, lo scettro uncinato e il nekheke, il flagello, simboli del potere


Il sacrario


I colossi di Memnone


Queste colossali statue  si trovano a circa 1300 metri ad est da Medinet Habu e originariamente  affiancavano     il tempio funerario di Amenofi III, di cui rappresentano l'immagine, sono alte 16.50 metri con una base di 2.30 metri, sono rivolti ad oriente ed è proprio per questa disposizione che i greci le identificarono con il loro Dio Memnone che salutava ad oriente l'aurora, attribuendogli così il loro nome attuale. 

© Sciarada

martedì 25 maggio 2010

La terra dei faraoni - Medinet Habu


Io ed Elettra abbiamo abbandonato i nostri rispettivi blog ancora neonati per immergerci in un bellissimo viaggio in Egitto, adesso siamo tornate e riprendiamo a prenderci cura di loro.


"Città di Habu" il nome arabo  fa riferimento alla città cristiana sorta nel recinto templare di Ramses III .
Medinet Habu fu costruita inizialmente per venerare il dio Amon, nella XVIII dinastia prima divenne tempio funerario del faraone Ramses III (1184 - 1153 a.C.) e successivamente con il nome di Lat - tjamet abbreviato in Djamet, sede del potere governativo ed economico di Tebe.


Ramses III raffigurato con la corona dell'alto Egitto, sul primo pilone d'ingresso del suo tempio funerario, con una mano afferra i capelli dei suoi nemici (popoli confederati del mediterraneo VIII anno di regno di Ramses III) e con l'altra brandisce la spada khefesh per il sacrificio in onore del dio Amon che gli sta di fronte.


Ramses III con la corona del basso Egitto raffigurato come nella scena precedente però con il re Horakhthy.


Il faraone Ramses III, inginocchiato davanti al dio Amon, ha  alle spalle il dio Thot con la luna piena sopra la testa  rappresentato nell'atto di scrivere il nome del faraone sulle foglie dell'albero sacro, in modo da donargli lunga vita, e la dea del destino Seshat rappresentata con la foglia di palma sopra la testa.


Cinque delle otto colonne con capitelli  campaniformi, nel primo cortile.


Ramses al cospetto del dio Amon.


Scene in cui è ancora visibile il colore originale.


Le ali di avvoltoio della dea Nekhbet che proteggeva il faraone.

© Sciarada

mercoledì 12 maggio 2010

L'Orient Express


"L'Orient Express" è un treno passeggeri transcontinentale nato dalla mente e dalle mani dell'  ingegnere belga Georges Nagelmackers che ispirato dai vagoni letto americani progettò delle carrozze con cabine e scompartimenti chiusi, posti in progressione, accessibili da un corridoio laterale, agganciate a delle carrozze soggiorno  a uso comune e a delle carrozze ristorante per la ristorazione. Nagelmackers ottenuti i diritti di transito e le necessarie autorizzazioni dai paesi europei per agganciare le sue carrozze alle locomotive  locali, dopo una serie di alterne vicende riuscì a fondare la  "Compagnie Internationale Des Wagon Lits" inaugurando il 4 ottobre del 1883 "il Train Express D'Orient" che successivamente prese il nome di "Orient Express".

" ... Fino a qualche tempo fa , chi aveva una dozzina di giorni liberi andava a Fontainebleau o sulla Manica, oggi si va a Costantinopoli. L'Orient Express, così si chiama il treno che abbiamo appena inaugurato si compone innanzi tutto di due vagoni di servizio: uno è occupato dai bagagli e l'altro racchiude le ghiacciaie, le dispense, le docce, le cabine del personale, tra questi due vagoni, due carrozze letto che possono ospitare 40 passeggeri,  fornite di cuccette eccellenti oltre che di quattro toilette molto comode e una carrozza ristorante arredata con tappezzerie Gobelins, Marocchino, cuoio di Cordoba e velluto di Genova e composta di una vasta  cucina dove opera uno Chef di prim'ordine, quest'uomo di genio ci ha confezionato cibi di squisito sapore, variando il menù secondo i paesi che attraversavamo: gli storioni del Danubio, il caviale fresco di Romania, il pilaf dei turchi ..."


Georges Boyer
Inviato " Le Figaro" all'inaugurazione 


Il percorso originale partiva da Gare de l'Est di Parigi, attraversava Monaco di Baviera, Vienna, Budapest, Roussè in Bulgaria, giungeva a Giurgiu in Romania per il trasbordo in battello sul Danubio, da qui si prendeva un altro treno per Varna e si raggiungeva con il traghetto Costantinopoli. Nel 1889 fu completata la linea ferroviaria e Istanbul fu raggiungibile così da Parigi, in circa tre giorni, direttamente senza trasbordi.

Nel 1883 questo è l'itinerario si parte da Parigi il martedì sera, l'indomani pomeriggio si è a Monaco, verso mezzanotte si raggiunge Vienna, giovedì alle 6.00 in punto Budapest, venerdì mattina alle 5.00 Roussè sul Danubio, trasbordo su battello Giurgiu e quindi si riprende il treno fino a Varna, da Varna via mare e si arriva a Costantinopoli. Anche dal punto di vista della tecnica dei trasporti l'Orient Express fu una novità piacevole per i passeggeri, gli orari erano armonizzati tra loro, i servizi predisposti con cura, le formalità di dogana e polizia semplificate al massimo, davanti al treno degli europei facoltosi le frontiere si aprivano docilmente.

Da Cronache del XX secolo


Il servizio di trasporto "dell'Orient Express" fu sospeso nel 1914 per l'avvento della prima guerra mondiale e ripristinato  nel 1918.
Nel 1919 fu aperto il tunnel di Sempione che permise la nascita di un percorso alternativo, che divenne più importante e famoso del primo,il Simplon Orient Express" che attraversava Losanna, Milano, Venezia e Trieste. 



Nel 1924 nacque il terzo percorso " l'Arlberg Orient Express " che univa Parigi con Atene, Bucarest attraverso Basilea, Zurigo e Vienna.
Nel 1930 il successore di Georges Nagelmackers prolungò la linea e inaugurò il " Taurus Express " che da Costantinopoli arrivava ad Aleppo, a Beirut, aveva collegamenti che portavano a Gerusalemme e a Il Cairo, raggiungeva anche Baghdad.


" Erano circa le 5 di una mattina d'inverno, in Siria. Lungo il marciapiede della stazione d'Aleppo era già formato il treno che gli orari ferroviari internazionali indicavano pomposamente col nome di Taurus Express, e che consisteva in due vetture ordinarie, un vagone-letto e un vagone-ristorante con annesso cucinino.
Vicino alla scaletta di uno degli sportelli del vagone-letto, un giovane tenente francese, splendido nella sua uniforme, conversava con un omino imbacuccato fino alle orecchie e del quale erano visibili solo il naso arrossato e le punte di un paio di baffi arricciati all'insù ... "


Assassinio sull'Orient Express
Agatha Christie

Gli anni trenta rappresentarono gli anni d'oro della sua esistenza, il comfort, il  lusso e la raffinata cucina che offriva innalzarono la sua fama così tanto da farlo apprezzare dalle coppie in viaggio di nozze, dai nobili, dai reali, dagli uomini d'affari. 
Durante la seconda guerra mondiale ci fu un'altra interruzione del servizio che durò  fino al 1945. Successivamente fu reintegrato, ma con grande difficoltà a causa della chiusura dei confini, prima quelli tra Jugoslavia e Grecia che non permettevano di raggiungere Atene e poi quelli tra Bulgaria e Turchia, che non permettevano di raggiungere Istanbul.


Nel 1962 "l'Orient Express" e "l'Arlberg Orient Express" cessarono le loro corse e "il Simplon Orient Express" fu sostituito con la linea "Direct Orient Express" che raggiungeva Belgrado da Parigi quotidianamente e Istanbul ed Atene due volte alla settimana.
Nel 1971 la compagnia vendette tutte le carrozze alle varie ferrovie nazionali lasciando però il suo personale viaggiante. Nel 1976 fu interrotto il servizio Parigi Atene e il 19 maggio 1977 "la Direct Orient Express" effettuò il suo ultimo viaggio Parigi Istanbul.

© Sciarada Sciaranti

venerdì 7 maggio 2010

L'Italia è un'altra cosa

L'Italia pulsa nel profondo delle mie vene,  trasuda da ogni singolo poro della mia pelle e si manifesta attraverso la mia voce. Adoro questo paese, sono dispiaciuta, ferita e arrabbiata per come viene maltrattato, calpestato, infangato, oppresso e schiacciato dal peso di individui, che con tanta superficialità, senza ritegno, senza scrupoli, senza vergogna, tramano, trafficano, complottano facendo i furbi in modo illecito, arraffando denaro e potere. "L'Italia è un'altra cosa", è quella della gente come mia madre e mio padre, che hanno consacrato la loro vita al sacrificio per offrire alla loro famiglia serenità e tranquillità. E' quella della gente con il fiato in gola, che non sa come andare avanti, ma non molla, continua con fatica, costanza e coraggio. E' quella della gente che si alza a notte fonda per garantire a tutti l'uso di un servizio. E' quella della gente senza voce, che lavora onestamente nel silenzio della quotidianità e costituisce la struttura portante di questo meraviglioso paese.


© Sciarada

P.S. Auguro a tutti i greci di poter superare velocemente,   questo momento di estrema difficoltà.

domenica 2 maggio 2010

La via Francigena o Romea


" Peregrini si possono intendere in due modi, in uno largo e in uno stretto: in largo, in quanto è peregrino chiunque è fuori della sua patria; in modo stretto non s'intende peregrino se non chi va verso la casa di Sa' Jacopo o riede. È però da sapere che in tre modi si chiamano propriamente le genti che vanno al servigio de l’Altissimo: chiamasi palmieri in quanto vanno oltremare, la onde molte volte recano la palma; chiamansi peregrini in quanto vanno a la casa di Galizia, però che la sepoltura di Sa' Iacopo fue più lontana della sua patria che d'alcuno altro apostolo; chiamansi romei quanti vanno a Roma "

Vita Nova
Dante Alighieri

"La via Francigena  - che proviene dai Franchi  o Romea - che giunge a Roma", più che una via è una rete viaria piuttosto variegata che prende vita su antichi tracciati romani riutilizzati dai longobardi e successivamente dall'arcivescovo di Canterbury Sigerico che nell'anno 990, dopo un viaggio a Roma per ricevere da papa Giovanni XV la stola di lana bianca chiamata "pallium", simbolo della consacrazione del suo incarico descrisse in un diario il suo rientro a Canterbury con 80 tappe distribuite su un territorio di 1600 chilometri percorso a piedi (20 - 25 km. al giorno) per un totale di 79 giorni. Sigerico spinse così  i pellegrini "alla ricerca della perduta patria celeste", a intraprendere questo cammino spirituale, penitenziale, e devozionale, lastricato di ostacoli naturali quali il canale della Manica, le Alpi, gli Appennini e il fiume Po, per giungere nelle città delle tre peregrinationes maiores: 
Roma, luogo del martirio dei Santi Pietro e Paolo,
Gerusalemme, luogo del martirio di Gesù Cristo 

e Santiago de Compostela, luogo dove l'apostolo Giacomo decise di riposare in pace. 
Nel 1300 con l'istituzione del Giubileo da parte di papa Bonifacio VIII, il traffico aumentò notevolmente lungo la via Francigena/Romea e i pellegrini che ormai si muovevano in gruppi, portavano con sé le insegne del pellegrinaggio:
la chiave per i romei che avevano come meta Roma,
la croce per i palmieri che avevano come meta Gerusalemme,
la conchiglia per i peregrini che avevano come meta Santiago de Compostela. 

La via fu anche utilizzata per intensi scambi commerciali e per il passaggio degli eserciti.



" ... Che dirò do quell'altro, che dimandando a un viandante la vera strada Romea disse con Pedante Latino. Dimmi Delegante viatore qual è l'itinere Germano di pervenire alla città di Romulo? ... "

 La piazza universale di tutte le professioni del mondo
Tommaso Garzoni


© Sciarada Sciaranti

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