mercoledì 13 dicembre 2017

" Verso la metà di dicembre ... "


" Verso la metà di dicembre Carlo cominciò a non parlar più d'altro che del Natale. Andrea, tornando dal lavoro, lo vedeva far capolino dall'uscio socchiuso, col visino roseo pel freddo, cogli occhi lucenti dalla gioia.
Aspettava il nonno, ansioso di parlare, e gli si precipitava incontro, cominciando a discorrere tutto ansimante prima d'essere a portata della voce.
- I ragazzi della scuola mettono la scarpa sotto il focolare la notte di Natale, ed il Bambino scende giù dal camino tutto vestito d'oro, con un gran paniere d'oro pieno di strenne. Metteremo anche noi, nevvero, le scarpe sotto il focolare? ... "

Suor Maria - Racconto di Natale
La Marchesa Colombi


Vi ricordo che oggi la tredicesima finestra del Calendario dell'Avvento del Focolare dell'Anima si apre nel blog di Antonella Il tempo ritrovato e domani si aprirà  nel blog di Mirtillo Mirtillo14-camminando

lunedì 11 dicembre 2017

Un Natale tra le righe

Terzo gioco nell'undicesima finestra del Calendario dell'Avvento del Focolare dell'Anima 2017 pensata da Golconda, un amico che non ha una particolare predilezione per la virtualità e che ogni tanto mi regala la sua presenza in Anima Mundi. Ho seguito le sue indicazioni e questo è il risultato.

Buon divertimento!
 

Una lettera
a - e - è - I

Due lettere
ci - di - ha - in - io - lo - me - No - su - ti - un

Tre lettere
blù - Che - col - Era - fra - gli - mia - nei - non - più - sia - tre - una - via

Quattro lettere
alla - casa - ciel - Come - dice - indi - miei - nere - nero - papà - Rosa - sono - viva

Cinque lettere
belve - cento - cesta - dieci - dirlo - feste - gente - grida - manzo - pezzo - pollo - rossa - soldi - soldi - tazze - tempo

Sei lettere
abisso - cinque - Dov'era - grazie - Messia - Natale - Natale - Natale - Natale - Natale - noioso - Pincio - rovini 

Sette lettere
Agenore - barbari - brutale - carbone - Cicoria - diamine - Eufemia - festivo - fontana - Gnocchi - ilarità - lagrime -paterna - perline - presepe - spinaci - strilli - Termini

Otto lettere
Aleatico - concesso - condotta - consulto - dilapida - domenica - Gesummio - pennello - promesso -
svociare

Nove lettere
gavazzare - natalizio - Nequitosa - spalliera - ubbidirmi

Dieci lettere
abbastanza - acutissima - giocondità

Undici lettere
Caldallesse - ripostiglio

Dodici lettere
incretinisce - indignazione - intempestivo - ragionamento

Quattordici lettere
immarcescibili

Il gioco consiste nel ridare alle parole in elenco la giusta collocazione nel testo di origine dove sono state sostituite da un numero tra parentesi che ne indica la posizione seguito dal numero delle lettere da cui sono composte. Per esempio (1) --------8 è la parola numero 1 del gioco e deve essere cercata tra quelle disponibili nella sezione 8 lettere.
Voi siete liberi di giocare con tutte le parole occultate se avete tempo e pazienza, con una sola  o con quante più ne vogliate. Il pezzo è probabilmente troppo lungo per un gioco che si esaurisce nel giro di un giorno, ma ci abbiamo provato lo stesso perché meritava di essere condiviso nella sua interezza per offrire tutte le sfumature di un quadro ilare, paradossale e quasi surreale di determinati luoghi comuni che a Natale si impossessano della mente di chi come Policarpo sale se vogliamo ingenuamente sulla ruota panoramica delle gabbie per criceti e nega l'evidente esistenza di altre possibili realtà, condannando  sé stesso e  gli altri alla tristezza vestita per le feste.
Il Natale è un concerto di sensazioni, di sentimenti e di pensieri, e la melodia che ne scaturisce dipende da quello che ognuno di noi ci mette dentro. 

Domani la soluzione con la dodicesima finestra del Calendario dell'Avvento del Focolare dell'Anima

È la mattina di (1) -------8. Dalle nove alle undici, (2) --------8 tra Eufemia, Policarpo e Rosa, per decidere il programma del pranzo (3) ---------9. Solamente alle undici e un quarto la lista definitiva rimane composta così, a base di patate:

(4) -------7 al sugo, 
Patate con contorno di (5) -----5,
Arrosto di (6) -----5 con contorno di patate,
Patate fritte con contorno di (7) -------7,
(8) -------7 e patate per insalata,
Mezzo fiaschetto di (9) --------8,
(10) -----------11, invece di marrons glaces troppo indigesti,
Sei (11) -----5 di cialdoni,
Tre mele e quattro (12) -----5 di formaggio.

Policarpo vorrebbe aggiungere alla lista due (13) -----5 di caffè: ma resta spaventato dalla propria audacia.

Combinato il pranzo, la famiglia De-Tappetti procede al proprio abbigliamento (14) -------7. Agenore, col pennello da barba, insapona religiosamente una (15) ---------9 di seggiola, e ogni tanto strilla, con voce (16) ----------10:

- Papà, oggi che è (17) ------6, mi ci porti al teatro meccanico?

Policarpo fruga in ogni (18) -----------11 e grida:

- (19) -------7.

EUFEMIA. - Che hai, che (20) -------7?

POLICARPO. - In nome di quei doveri di sposa e di madre, a cui si deve ispirare la tua (21) --------8, mi sai dire dove (22) -------7 hai ficcato il lustro per le scarpe?

EUFEMIA (alla serva). - (23) ----4: dove avete messo il lustro per le scarpe? dov’è il mio talma, quello con le (24) -------7 nere?

POLICARPO (esterrefatto). - (25) --------8! Si sarebbe perduto il tuo talma! dunque la mia famiglia è sopra un (26) ------6?

AGENORE. - Papà oggi ch’è (27) ------6, mi ci porti al teatro meccanico?

Policarpo, volgendosi verso (28) -------7, lo vede più che mai dedicato all’insaponatura della spalliera, e gli (29) -----5:

- (30) ---------9 creatura, tu sperperi in tal modo quella schiuma che è precisamente destinata al mento del genitore? e tu mi (31) ------6, con tanta animadversione, quella seggiola, che servì di base alla santa memoria di tuo nonno? e tu manometti con precoce impulso di (32) -------7 malvagità, quel pennello cui può solamente adibire la barba (33) -------7?

EUFEMIA (minacciando Agenore). - Metti subito via il (34) --------8 se no ti tiro quello che mi viene alle mani.

POLICARPO. - Ed (35) --2 quello che mi viene ai piedi, che poi sarebbe il frutto della mia legittima - (36) -----------12.

La serva con faccia stordita, esce, tutta impolverata, dalla cucina e (37) ----4:

- Signora, il lustro (38) ---3 si trova.

POLICARPO. - (39) ----4: non si trova? Bisognerà trovarlo per forza. I miei mezzi non permettono enormi spese voluttuarie in tante scatole di lustro. Ne abbiamo comprata (40) ---3, che non sono neppure (41) ---3 mesi. (agitato da fiero sospetto) Ma dunque voi me lo mangiate?

AGENORE. - Papà: oggi che è (42) ------6 mi ci porti al teatro meccanico?

La signora Eufemia, tutta (43) -----5, scalmanata:

- Ecco qua: l’ho trovato io il lustro, (porgendolo a Policarpo) era (44) ---3 le tue carte.

POLICARPO (alzando il lustro e gli occhi al cielo). - Fra i (45) ----4 documenti! Fra quelle pagine (46) --------------14, che sono il testimonio oculare della mia integrità cittadina! (principiando a lustrare) Un giorno, (47) --2 questo passo, lo troveremo nella sporta del pane, o nella concolina in cui ci laviamo le fisonomie familiari, o (48) --2 quel cuscino, ch’è il capezzale delle mie notti. Eufemia: casa De-Tappetti è nella (49) ---3 assoluta decadenza. (scopettando con rabbia) Agenore: lascia stare il gatto! Te l’ho detto (50) -----5 volte.

AGENORE. - Papà: l’ho mandato (51) ---3 perché era sullo scendiletto e stava facendo....

POLICARPO (con amarezza). - Anche l’altro giorno era sul mio soprabito (52) ---3 e fece....quel gatto non (53) --2 principio di educazione!

AGENORE. - Papà: oggi ch’è (54) ------6, mi ci porti al teatro meccanico?

POLICARPO. - Quanto sei (55) ------6 e degenere, figlio mio!

EUFEMIA (irritata). - E tu rispondigli una volta, senza farlo (56) --------8.

POLICARPO (al figlio). - (57) ---3 vuoi? parla! e parla senza omologare di singhiozzi il tuo (58) ------------12.

AGENORE. - Papà: oggi ch’è (59) ------6, mi ci porti al teatro meccanico?

POLICARPO (con voce solenne). - Prima di tutto, dobbiamo andare (60) -1 spasso, e per via decideremo quale spettacolo convenga alla puerizia. (61) -1 soli divertimenti educativi dovranno, onestamente, ricreare questo connubio nell’atto che, manoducendo la sua prole, si permetterà di (62) ---------9, senza (63) ------------12 dispendio.

Entra Rosa con un cencio (64) ----4 in mano, che butta in braccio alla signora Eufemia.

ROSA. - Ecco il talma con le perline (65) ----4.

EUFEMIA. - (66) ---'---6?

ROSA. - (67) ---3.... era....

POLICARPO. - Siate veridica (68) ---3 vostri domestici referti.

ROSA. - Io non so chi ce (69) --2 abbia messo, ma era sulla cesta del carbone.

EUFEMIA. - Il mio talma sulla (70) -----5 del carbone!.

POLICARPO. - Il (71) -------7 sul talma della cesta di mia consorte?

Rosa sparisce di corsa, (72) --2 cucina.

Policarpo fissa sul talma due occhi pieni di (73) -------7.

La signora Eufemia (74) ------------12 a vista d’occhio.

POLICARPO (con gesto pieno di nobiltà e di energia). - Mostriamoci forti (75) -1 parati sempre, nelle più dure controversie della vita. Mettiti quel talma che (76) --2 costa tanti dolori e usciamo. Nulla turbi la nostra festiva (77) ----------10 natalizia.

La signora Eufemia eseguisce meccanicamente. Escono tutti e tre. Poca (78) -----5 nelle vie.

Policarpo trascina Eufemia, che trascina Agenore, che trascina (79) --2 carrettino sfiancato mediante un (80) -----5 di spago.

La famiglia De-Tappetti si reca al (81) ------6. Sono le dodici e mezzo, e in tutto il Pincio non si vedono (82) -----5 persone. Policarpo costringe il figlio a leggere i nomi dei grandi uomini in marmo; (83) ----4 gli infligge un’ammirazione di un quarto d’ora avanti ai cigni del laghetto. In ultimo (84) --------8 la somma di tre soldi per procurargli (85) ------6 minuti d’altalena.

Dal Pincio, la famiglia De-Tappetti corre a San Pietro. Sulla piazza non c’è anima (86) ----4. Policarpo spiega il sistema ingegnoso (87) ---3 quale fu eretto l’obelisco, mediante funi riscaldate, secondo lui, mentre il Papa gridava: Fuori i (88) ------6!

Da San Pietro, la famiglia De-Tappetti corre a piazza di Termini per vedere i cartelloni del serraglio delle (89) -----5.

Da piazza di (90) -------7, la famiglia De-Tappetti corre nella chiesa d’Aracoeli, dove Agenore declama la seguente poesia davanti al (91) -------7:

Queste (92) -----5 natalizie
Faccia il (93) ----4 che concilii
Le sue (94) ------6 piú propizie
Come ciò che ci ha (95) --------8
Dopo avercelo (96) --------8
Ch’apparisce (97) ----4 capanna
E nascesseci il (98) ------6;
Tra (99) ---3 evviva tra gli osanna
Gridiam tutti e così (100) ---3.

Versi, manco a (101) -----5, di Policarpo.

Dall’alto della scalinata dell’Aracoeli, la famiglia De-Tappetti si precipita verso (102) ----4.

POLICARPO (con gioia repressa dalla dignità). - Che ne dici, moglie (103) ---3? Ci siamo divertiti (104) ----------10?

EUFEMIA (cascando a pezzi). Quanto a (105) --2....

POLICARPO. - E tu, Agenore, (106) --2 sei divertito?

AGENORE. - (107) --2, papà.

POLICARPO. - Ecco le conseguenze dell’abuso dei piaceri! Agenore, ti do cinque minuti di (108) -----5, per rettificare la tua primitiva asserzione.

AGENORE. - Ma io mi (109) ----4 seccato.

POLICARPO. - E io, forse, non mi sono seccato piú di te? Ma oggi (110) -1 festa, e tu devi imitare la paterna (111) -------7. Ti ordino di essere contento, e di abbandonarti a segni di giubilo manifesto. Vuoi (112) ---------9, sì o no?

AGENORE. - Ti ubbidisco subito, (113) ----4.

E si mette a piangere come una (114) -------7.

Il Natale - La Famiglia De-Tappetti
Luigi Arnaldo Vassallo 

La decima finestra di Maurizio è attiva se volete aprirla cliccate su CARTATADIRESCHE

martedì 12 dicembre 2017

Poiché Sari e Verbena hanno dato un sostanzioso contributo alla soluzione del gioco, ho pensato di lasciare un po' più di tempo a chi ancora si volesse cimentare con le rimanenti parole occultate. Ripropongo il testo con le parole trovate e ve le indico nell'elenco iniziale con il colore verde. Qualcuno vuole prendere il testimone lasciato da Sari e Verbena?


È la mattina di domenica. Dalle nove alle undici, consulto tra Eufemia, Policarpo e Rosa, per decidere il programma del pranzo natalizio. Solamente alle undici e un quarto la lista definitiva rimane composta così, a base di patate:

Gnocchi al sugo,
Patate con contorno di pollo,
Arrosto di manzo con contorno di patate,
Patate fritte con contorno di spinaci,
Cicoria e patate per insalata,
Mezzo fiaschetto di Aleatico,
Caldallesse, invece di marrons glaces troppo indigesti,
Sei soldi di cialdoni,
Tre mele e quattro soldi di formaggio.

Policarpo vorrebbe aggiungere alla lista due tazze di caffè: ma resta spaventato dalla propria audacia.

Combinato il pranzo, la famiglia De-Tappetti procede al proprio abbigliamento festivo. Agenore, col pennello da barba, insapona religiosamente una spalliera di seggiola, e ogni tanto strilla, con voce acutissima:

- Papà, oggi che è Natale, mi ci porti al teatro meccanico?

Policarpo fruga in ogni (18) -----------11 e grida:

- Eufemia.

EUFEMIA. - Che hai, che strilli?

POLICARPO. - In nome di quei doveri di sposa e di madre, a cui si deve ispirare la tua condotta, mi sai dire dove diamine hai ficcato il lustro per le scarpe?

EUFEMIA (alla serva). - Rosa: dove avete messo il lustro per le scarpe? dov’è il mio talma, quello con le perline nere?

POLICARPO (esterrefatto). - Gesummio! Si sarebbe perduto il tuo talma! dunque la mia famiglia è sopra un abisso?

AGENORE. - Papà oggi ch’è Natale, mi ci porti al teatro meccanico?

Policarpo, volgendosi verso Agenore, lo vede piú che mai dedicato all’insaponatura della spalliera, e gli grida:

Nequitosa creatura, tu sperperi in tal modo quella schiuma che è precisamente destinata al mento del genitore? e tu mi rovini, con tanta animadversione, quella seggiola, che servì di base alla santa memoria di tuo nonno? e tu manometti con precoce impulso di brutale malvagità, quel pennello cui può solamente adibire la barba paterna?

EUFEMIA (minacciando Agenore). - Metti subito via il pennello se no ti tiro quello che mi viene alle mani.

POLICARPO. - Ed io quello che mi viene ai piedi, che poi sarebbe il frutto della mia legittima indignazione.

La serva con faccia stordita, esce, tutta impolverata, dalla cucina e dice:

- Signora, il lustro non si trova.

POLICARPO. - Come: non si trova? Bisognerà trovarlo per forza. I miei mezzi non permettono enormi spese voluttuarie in tante scatole di lustro. Ne abbiamo comprata (40) ---3, che non sono neppure tre mesi. (agitato da fiero sospetto) Ma dunque voi me lo mangiate?

AGENORE. - Papà: oggi che è Natale mi ci porti al teatro meccanico?

La signora Eufemia, tutta rossa, scalmanata:

- Ecco qua: l’ho trovato io il lustro, (porgendolo a Policarpo) era fra le tue carte.

POLICARPO (alzando il lustro e gli occhi al cielo). - Fra i miei documenti! Fra quelle pagine immarcescibili, che sono il testimonio oculare della mia integrità cittadina! (principiando a lustrare) Un giorno, di questo passo, lo troveremo nella sporta del pane, o nella concolina in cui ci laviamo le fisonomie familiari, o su quel cuscino, ch’è il capezzale delle mie notti. Eufemia: casa De-Tappetti è nella piú assoluta decadenza. (scopettando con rabbia) Agenore: lascia stare il gatto! Te l’ho detto cento volte.

AGENORE. - Papà: l’ho mandato via perché era sullo scendiletto e stava facendo....

POLICARPO (con amarezza). - Anche l’altro giorno era sul mio soprabito blú e fece....quel gatto non ha principio di educazione!

AGENORE. - Papà: oggi ch’è Natale, mi ci porti al teatro meccanico?

POLICARPO. - Quanto sei noioso e degenere, figlio mio!

EUFEMIA (irritata). - E tu rispondigli una volta, senza farlo svociare.

POLICARPO (al figlio). - Che vuoi? parla! e parla senza omologare di singhiozzi il tuo ragionamento.

AGENORE. - Papà: oggi ch’è Natale, mi ci porti al teatro meccanico?

POLICARPO (con voce solenne). - Prima di tutto, dobbiamo andare a spasso, e per via decideremo quale spettacolo convenga alla puerizia. I soli divertimenti educativi dovranno, onestamente, ricreare questo connubio nell’atto che, manoducendo la sua prole, si permetterà di gavazzare, senza intempestivo dispendio.

Entra Rosa con un cencio nero in mano, che butta in braccio alla signora Eufemia.

ROSA. - Ecco il talma con le perline nere.

EUFEMIA. - Dov’era?

ROSA. - Era.... era....

POLICARPO. - Siate veridica nei vostri domestici referti.

ROSA. - Io non so chi ce lo abbia messo, ma era sulla cesta del carbone.

EUFEMIA. - Il mio talma sulla cesta del carbone!.

POLICARPO. - Il carbone sul talma della cesta di mia consorte?

Rosa sparisce di corsa, in cucina.

Policarpo fissa sul talma due occhi pieni di lagrime.

La signora Eufemia incretinisce a vista d’occhio.

POLICARPO (con gesto pieno di nobiltà e di energia). - Mostriamoci forti e parati sempre, nelle piú dure controversie della vita. Mettiti quel talma che ci costa tanti dolori e usciamo. Nulla turbi la nostra festiva giocondità natalizia.

La signora Eufemia eseguisce meccanicamente. Escono tutti e tre. Poca gente nelle vie.

Policarpo trascina Eufemia, che trascina Agenore, che trascina un carrettino sfiancato mediante un pezzo di spago.

La famiglia De-Tappetti si reca al Pincio. Sono le dodici e mezzo, e in tutto il Pincio non si vedono dieci persone. Policarpo costringe il figlio a leggere i nomi dei grandi uomini in marmo; indi gli infligge un’ammirazione di un quarto d’ora avanti ai cigni del laghetto. In ultimo dilapida la somma di tre soldi per procurargli cinque minuti d’altalena.

Dal Pincio, la famiglia De-Tappetti corre a San Pietro. Sulla piazza non c’è anima viva. Policarpo spiega il sistema ingegnoso col quale fu eretto l’obelisco, mediante funi riscaldate, secondo lui, mentre il Papa gridava: Fuori i barbari!

Da San Pietro, la famiglia De-Tappetti corre a piazza di Termini per vedere i cartelloni del serraglio delle belve.

Da piazza di Termini, la famiglia De-Tappetti corre nella chiesa d’Aracoeli, dove Agenore declama la seguente poesia davanti al presepe:

Queste feste natalizie
Faccia il
ciel che concilii
Le sue
grazie piú propizie
Come ciò che ci ha
concesso
Dopo avercelo promesso
Ch’apparisce alla capanna
E nascesseci il Messia;
Tra gli evviva tra gli osanna
Gridiam tutti e così sia.

Versi, manco a (101) -----5, di Policarpo.

Dall’alto della scalinata dell’Aracoeli, la famiglia De-Tappetti si precipita verso (102) ----4.

POLICARPO (con gioia repressa dalla dignità). - Che ne dici, moglie (103) ---3? Ci siamo divertiti (104) ----------10?

EUFEMIA (cascando a pezzi). Quanto a (105) --2....

POLICARPO. - E tu, Agenore, (106) --2 sei divertito?

AGENORE. - (107) --2, papà.

POLICARPO. - Ecco le conseguenze dell’abuso dei piaceri! Agenore, ti do cinque minuti di (108) -----5, per rettificare la tua primitiva asserzione.

AGENORE. - Ma io mi (109) ----4 seccato.

POLICARPO. - E io, forse, non mi sono seccato piú di te? Ma oggi (110) -1 festa, e tu devi imitare la paterna (111) -------7. Ti ordino di essere contento, e di abbandonarti a segni di giubilo manifesto. Vuoi (112) ---------9, sì o no?

AGENORE. - Ti ubbidisco subito, (113) ----4.

E si mette a piangere come una (114) -------7.


Il Natale - La famiglia De- Tappetti
Luigi Arnaldo Vassallo


La tredicesima finestra del Calendario dell'Avvento del Focolare dell'Anima si aprirà nel blog di Antonella Il tempo ritrovato

domenica 10 dicembre 2017

Che rumore fa il Natale?

Edizione straordinaria della decima finestra del Calendario dell'Avvento del Focolare dell'Anima. 


Un bambino di cinque anni uscito dall'asilo chiede al suo papà che rumore fa il Natale:

" Quando mio figlio Domenico mi chiese a bruciapelo che rumore avesse il Natale, per prima cosa, prima di articolare una qualunque risposta per quanto evasiva, lo guardai e gli feci un cenno con la mano come a volergli chiedere, a mia volta, cosa diavolo gli fosse saltato in mente. Natale poteva avere suoni e colori, profumi, suggestioni. Ma che facesse, o avesse, un rumore particolare che lo caratterizzasse mi suonava assolutamente nuovo: di più, estraneo..."

Il rumore del Natale
Andrea Vitali

Sembra una domanda ostica, ma in realtà apre un mondo di possibilità in cui perdersi ed è interessante.  
Per voi che rumore fa il Natale?

Domani su Anima mundi con Golconda per l'undicesima finestra del Calendario dell'Avvento del Focolare dell'Anima 

mercoledì 6 dicembre 2017

Di camini, di ceppi e di braci tra San Nicola e Babbo Natale


L'uomo sente da sempre il bisogno di raccontare il mondo, lo mette in scena fin dai tempi più antichi e nelle più svariate rappresentazioni di una stessa storia si aggiungono o si tolgono elementi che assecondano l'estro di chi la narra per cui da San Nicola, che si festeggia oggi, si giunge a Babbo Natale che la notte del 25 dicembre si cala dalla canna fumaria del camino per lasciare i doni ai bambini. L'avo del camino è un fuoco acceso nelle abitazioni rurali al centro di un ambiente domestico sotto un foro praticato nel tetto che funge da punto di sfogo. Con l'antica Roma nelle domus patrizie il fuoco trova invece una collocazione nel forno che con l'emissione di aria calda incanalata in cavità ricavate nelle pareti e nel pavimento mantiene  il calore nella dimora. Tra il XII e il XIV secolo con le case in muratura il fuoco ha il suo spazio in una nicchia addossata alla parete che nella sua evoluzione viene rialzata dalla base del pavimento e viene dotata di un'enorme cappa per diventare " camino a padiglione ", a essa viene assicurato un ferro orizzontale da cui scende una catena che termina con un uncino a cui si aggancia un paiolo, ma l'idea innovativa è del nostro Leonardo da Vinci che si rende conto che è necessaria una presa d'aria per il tiraggio dei fumi verso l'esterno, su di essa lavorano Benjamin Franklin, Benjamin Thompson è l'architetto Breyman che nel 1800 la perfeziona. A fianco al camino vengono posti gli attrezzi che facilitano il suo utilizzo, la griglia, il treppiede, l'attizzatoio, le molle, il mantice, la paletta, con la quale si raccoglie la brace da inserire in un vaso dotato di manico chiamato " monaca ", alloggiato al centro di una struttura formata da quattro assi di legno chiamata " prete " che viene posta nel letto per scaldarlo, e gli alari su cui si poggia il ceppo che grazie alla circolazione dell'aria brucia con più facilità e illumina l'oscurità, tutti si riuniscono intorno ad esso per riscaldarsi, per mangiare e per condividere il tempo rilassati gradevolmente dal tepore che promuove un turbinio di emozioni che non possono non coinvolgere l'immaginario che congiunge l'aspetto pratico e funzionale con quello psicologico e simbolico determinando la nascita delle tradizioni rituali. Il camino sotto quest'ottica diventa il sacro mezzo che mette in comunicazione la terra con il cielo, attraverso il ceppo che affonda le radici nelle profondità della terra, che decorato, innaffiato di vino, ricoperto di miele, di grano, di doni e benedetto, acceso dal capofamiglia la vigilia di Natale, arde della luce del fuoco fino a Capodanno o fin'anche all'Epifania, si fa scintilla di presagi, richiama gli antenati che rilasceranno la loro forza alla cenere e si fa fumo e sale in alto e si fa spirito e lascia dei pezzi di sé che proteggono il raccolto dai fulmini e dalle tempeste e propiziano la fertilità. Il ceppo si trasforma in un'entità primordiale, assume le forme di un fantoccio misterioso e sulla sua strada incontra Babbo Natale per rientrare in casa dal comignolo portando il dono della rinascita.

Sciarada Sciaranti


" - Dunque, siamo intesi: serra l'uscio e aspettaci sino a dopo mezzanotte. Andiamo alla messa a San Nicolò. Torneremo al tocco passato.
- E bada che il ceppo bruci. A mezzanotte la Madonna va in giro col bambino ignudo, poverino, per riscaldarlo. Potrebbe capitar qui subito per prima casa, e se non trova fuoco...
- L'uscio serralo, è paese di buona gente, ma non si sa mai. Può ronzare qualche fuoruscito.
- Aspettaci, e scaldati te intanto che vien la Madonna.
- Puoi rigovernare, se credi. O dì piuttosto il rosario. Questa è la notte che la Madonna fa tutte le grazie.
- Noi andiamo prima dai Mere. A proposito! Portami la bottiglia del rhum. Si fa il ponce questa sera a quei buoni contadini.
- Senti: Mere è già sul campanile, che suona il primo doppio.
- Saranno le dieci.
- Dunque siamo intesi.
- Aria di neve. Guarda quella nuvola nera sopra Trappignana.
- Però su Barga è un fitto di stelle.
- Aspetta e vedrai. Sei ben coperta?
- Oh! Si.
- Andiamo dunque.
- Dunque...
- Che il ceppo bruci, mi raccomando.
- Dì il rosario.
- Addio!
- Al tocco, ricordati.
- Serra l'uscio.
- Andiamo.

... Ah! Il ceppo. Brucia, sì. Appena entra, da un nocco esce improvvisamente un po' di fiamma turchina, poi rossa. Poi si fa la brace e pare un occhio. E' un bel ceppo di quercia che brucia senza rumore e fa molto caldo. Essa si mette a sedere e si sente rinascere a quel calorino. Ma ha sete. Si leva e va a bere. Poi si rimette a sedere. Ha sete ancora, beve ancora. Si sente rosa dentro, nelle viscere, come quel ceppo da una fiamma che arde senza rumore. Guarda il ceppo con gli occhi incantati. Ecco: suona un doppio. Il ceppo si mette a brontolare e sfrigolare. Ora essa è impaziente. Sarà almeno la gloria? Quanto tempo ci sarà ancora perché ritornino? Ha bisogno di essere sola, a letto. Si sente pungere e straziare da tutte le parti. Non ne può più. Sono essi? No: è il vento. Eccoli: si sentono discorrere. No: è il ceppo che brontola. Un altro doppio. Ora ci sarà più poco. venite, venite! E poi si vorranno scaldare, far due chiacchiere, domandare, raccontare. Che punto sarà della messa? Sarà nato...? 
Oh! Spingono l'uscio. Non aveva chiuso, dunque? L'uscio è spinto leggermente leggermente. Essa guarda e non si muove. Entra... Dio! Chi entra? La Madonnina, con un poco di fretta. Ha il suo bambino in collo, nudo, nudo, morello dal freddo. La Madonnina si accosta al fuoco, al vecchio ceppo che si apre e si fende per far più caldo. Essa non vede la donna seduta lì presso. Essa prende il bambino nudo sotto le braccine, e lo avvicina al calore e lo prilla, così, piano piano, con tanta grazia. Un urlo... la Madonna è sparita ..

Il ceppo
Giovanni Pascoli

La settima finestra del Calendario dell'Avvento del Focolare dell'Anima si apre nel blog di PatriciaMyrtilla's house


Buon Avvento!


martedì 5 dicembre 2017

Piazza Major di Lima

Se il mondo si guarda con gli occhi del cuore acquista un aspetto che è precluso a chi lo osserva con distacco e così con una prospettiva sentimentale Lima la città triste osservata da Hermann Melville e da me può diventare per alcuni la Perla del Pacifico e per altri ancora un gioiellino timido:

" Lima 5 dicembre 1904

Stimato amico
Lei mi chiede com'è Lima. A cosa assomigli questa mia cara città, che alcuni chiamano la Perla del Pacifico, o Città dei Re o Città Tre Volte Coronata, in onore a qualche storia antica che non ricordo. Mi chiede di parlarle di tutto ciò e a me viene in mente che il modo migliore per farlo sia immaginare che lei sia qui con me. O, meglio ancora: immaginare che siamo entrambi in cima al campanile della cattedrale. Dall'alto potrei indicarle man mano ciascuno degli angoli della mia città, le sue bellezze...
O meglio ancora: non mi ha detto che era appassionato di pittura? Immagini, allora, che io le dia le istruzioni per dipingere un paesaggio.
Questa splendida  vista del cielo di Lima, sempre caliginoso, cangiante, così propizio alle invenzioni e alle fantasie... Immagini, se lo desidera, che questo quadro lo dipingiamo insieme. E che, come tutte le tele in questo mio modo di dipingerlo, di aggiungere colori e strutture, ci sia qualcosa del ritratto che rappresenta me.
S'immagini per prima cosa un reticolato di strade e case  così perfetto che può tracciarle con squadre e quartabuono. Lo vede? Da lontano sembra la struttura di un alveare o l'intreccio di una grata. Basta però aguzzare un po' lo sguardo e a quel punto tutta la sua geometria si risolve in vita, in tetti e tende , in balconi istoriati, gli archi del municipio, la piazzetta di Dos de Mayo , il corso  del fiume Rìmac che si getta nell'oceano. Tutto ciò che scorge lì, ai suoi piedi, è la mia amata Lima. I suoi confini comprendono  come vede, una buona porzione di colline  e dintorni gialli. Un giallo dorato  e bellissimo che lei, caro amico, dovrebbe cerare con molto impegno sulla sua tavolozza ; perché non è quel giallo di malinconia e morte che domina le sue poesie, ma un giallo di vita, della tonalità del fuoco. Del colore del sole  che i nostri antenati inca adoravano tanto tempo fa.
Qui tutto, persino i colori, significano un'altra cosa.
Il mare? Non lo dipinga troppo vicino, per favore. Lo allontani ancora di qualche centimetro sulla tela, vale a dire due leghe abbondanti. La chiamano la Perla del Pacifico, è vero, ma è un nome ingannevole,  perché Lima è piuttosto un gioiellino timido, una gemma che si discosta un tantino dall'oceano senza azzardarsi a perderlo mai di vista, come se a un tempo temesse e desiderasse le sue acque. Lo dipinga d'azzurro, ma di un azzurro che, mi figuro, non sarà a sua volta l'azzurro dei mari di Spagna. E collochi, in lontananza, un porto, lo chiami il Callao e sparpagli nelle sue darsene qualche transatlantico; sauri enormi coperti di vapore e ferraglia, ma in certo senso belli perché a ben vedere sono loro che porteranno questa lettera a destinazione...
Più in là , in qualche punto dell'orizzonte , c'è casa mia, una delle molte ville di Miraflores. E forse è meglio così, che lei non possa vederla. Le ho detto che il modo in cui si guarda una città rappresenta l'anima di una persona: ma è altrettanto vero che una casa ha lo spirito di coloro che la abitano. E io mi sento così lontana dalle sue pareti...!
... Io per le mie passeggiate bramo una Lima diversa e sconosciuta. Perché, per continuare a dipingere il suo quadro, deve sapere,  mio caro Juan  Ramón che in alcuni margini della tela quel reticolato rigoroso del quale le ho parlato all'improvviso si confonde, si tortura, si riempe di incidenti, di sinuosità, di apprezzamenti, di sussulti. Sono i quartieri umili, e a me piace così tanto passeggiarci, camminare per quei vicoli sterrati dove nessuno deve dimostrare niente. Dove le persone si gridano le loro cose con parole semplici e vere e ci si può  fermare a osservare un tramonto o un fiore che cresce tra i mattoni senza essere disturbate. La mia anima assomiglia più a quei viottoli che non finiscono da nessuna parte;  a quei terreni pittoreschi da cui torno con l'orlo  dei vestiti sporco di polvere e la soddisfazione di aver vissuto qualcosa di reale, qualcosa di bello...
Guardi che segreti strani le confesso amico mio...!  "

Il cielo sopra Lima
Juan Gomez Barcena
Traduzione - Budetta E.


Lima nasce a Piazza Major nel gennaio del 1535, è qui infatti che viene posta la prima pietra per l'edificazione della città. Questa piazza è stata teatro delle vicissitudini della storia coloniale e repubblicana di cui anche l'aria è impregnata, ha ospitato il mercato, l'arena per le corride e la forca per le impiccagioni ed è circondata da imponenti costruzioni storiche.


Al suo centro si trova la fontana che nel settembre del 1651 prese il posto della precedente edificata nel 1578 dal viceré Francisco de Toledo per coprire il vuoto lasciato dal suo precedessore Diego Lòpez y Velasco che aveva spostato il patibolo lungo le rive del fiume. In cima vi era una palla che sosteneva una figura con uno scudo su cui era inciso il sigillo di Lima. La scultura venne sostituita nella nuova versione dall'attuale angelo con la tromba.


Sul lato occidentale si incontra il Palazzo del Municipio la cui costruzione viene completata nel 1944.


Su quello meridionale si incontra il Club di l'Unione.


e sul lato settentrionale il Palazzo del Governo completato nel 1938, residenza del Presidente.


Sul lato orientale il Palazzo Arzobispal in stile neo coloniale - accademico, sede dell'Arcivescovato completato nel 1922, all'interno si trova il museo religioso con quadri e mobili del XVI, XVII, XVIII secolo.


Segue la chiesa del Sagrario e la cattedrale intitolata a San Giovanni Apostolo e Evangelista inaugurata per la prima volta l'undici marzo del 1540 dal fondatore della città Francisco Pizarro e dedicata alla Gloriosísima Asunción de Nuestra Señora.  La chiesa divenne cattedrale nel 1541 con Papa Paolo III e la costituzione della diocesi promossa poi ad arcidiocesi nel 1546. Fu distrutta nel terremoto del 1609, in quello del 1746 e fu riedificata più volte assumendo un aspetto che contempla diversi stili architettonici, nel 1797 furono aggiunti i due campanili gemelli. Nel 1921 le fu conferito il titolo di " Basilica Minore ".


Ha tre portali in stile plateresco, quello centrale è detto Portada del Perdón ed è circondato dalle statue degli apostoli e del Sacro Cuore.


Nell'interno a tre navate è conservata la statua della " Nostra Signora dell'Evangelizzazione "  a cui nel 1988 Giovanni Paolo II dona la " Rosa d'Oro ", un rito della tradizione compreso nella liturgia stazionale romana con lo scopo simbolico di portare il profumo di Cristo al mondo. 


Cappella di Francisco Pizarro


Epigrafe commemorativa del monumento funerario di Pizarro


Stemma di Francisco Pizarro


Altare su un lato della cappella di Pizarro

A Piazza Major, chiamata anche Piazza delle Armi in riferimento alle esercitazioni dei militari che avvenivano in questo luogo, nel 1821 fu dichiarata da Josè de San Martin l'indipendenza del Perù, nel 1855 il presidente Ramon Castilla inaugurò il primo sistema di illuminazione e vennero assemblati i primi giardini.


Per chi non avesse visto il plenilunio del 3 dicembre scorso con la Superluna al perigeo.

Oggi la quinta finestra del Calendario dell'Avvento del Focolare dell'Anima si apre nel blog di Graziana, Attimi


Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...