mercoledì 14 febbraio 2018

San Valentino inaugura la Quaresima

Martedì Grasso lascia il posto al Mercoledì delle Ceneri che con l'inizio della Quaresima accoglie San Valentino ed è alquanto curioso come quest'anno questo passaggio possa farsi sceneggiatura per la Commedia dell'Arte, gli innamorati celati dietro le maschere della diffidenza, travolti il Martedì Grasso dai frizzi e dai lazzi del gioco della seduzione, il Mercoledì delle Ceneri si inoltrano nei profondi meandri dell'interiorità, scoprono gradualmente i reciproci volti dell'anima, si scrutano e con la prima penitenza di inizio Quaresima danno prova di sé in un'incontro scontro caratteriale tra affinità e contrasti, si esprimono per quello che sono, si attraggono, si respingono, si conoscono, si accettano e in una fulgente unione consacrano il loro conquistato amore davanti a San Valentino.

Sciarada Sciaranti

Buon Mercoledì delle Ceneri, buon inizio di Quaresima, buon San Valentino e che l'amore sia con voi in ogni sua forma!


- Flamminia: Scusate, signor Ridolfo, la libertà che mi sono presa. Perdonatemi, se vi ho incomodato.
- Ridolfo: Anzi è onor mio il potervi obbedire.
- Flamminia: Quant'è che non avete veduto il signor Fulgenzio?
- Ridolfo: L'ho veduto qui, non sono ancora due ore. Mi figuro che si saranno pacificati colla signora Eugenia.
- Flamminia: Oh caro signor Ridolfo, sono cose da non credere, e da non dire. Si erano pacificati, e tutto ad un tratto sono andati giù di bel nuovo, e il signor Fulgenzio è partito gridando, chiamando il diavolo, che pareva un'anima disperata.
- Ridolfo: Possibile che abbiano sempre a far questa vita? Si amano o non si amano?
- Flamminia: Sono innamoratissimi, ma sono tutti e due puntigliosi. Mia sorella è sofistica. Fulgenzio è caldo, intollerante, subitaneo. Insomma si potrebbe fare sopra di loro la più bella commedia di questo mondo.

Gli innamorati - Atto Secondo - Scena I

giovedì 8 febbraio 2018

Giovedì Grasso a teatro

" ... Com'era tempo di carnevale, nella sala del teatro fu dato un festino pubblico.
Il giovedì grasso, alle dieci di sera, la sala fiammeggiava di candele steariche, odorava di mortelle, risplendeva di specchi. Le maschere entravano a stuoli. I pulcinella predominavano. Sopra un palco, fasciato di veli verdi e constellato di stelle di carta d'argento, l'orchestra incominciò a sonare ... "

La Contessa d'Amalfi 
Gabriele D'Annunzio  









venerdì 2 febbraio 2018

Faccia da febbraio


Don Pedro:- Buongiorno Benedetto. Ebbene, cos'è successo,
Che fate codesta faccia da febbraio
Così piena di gelo, di tempesta e di nuvolosità?

Molto rumore per nulla
William Shakespeare
Liberamente tradotta da me medesima

mercoledì 31 gennaio 2018

La balena bianca


« Moby Dick non ti cerca. Sei tu, tu che insensato cerchi lei! » 

Moby Dick
Hermann Melville
Traduzione Cesare Pavese

Nel bosco di Anima Mundi una balena bianca giace addormentata; nei suoi sogni il ricordo di evoluzioni e volteggi tra spruzzi di mare e nuvole di cielo, le onde fende l'eterno nemico, l'odio lo muove contro l'incarnazione del male, lancia il rampone, la ferisce, con un colpo di coda lei si dibatte e nel dolore in un gorgo d'acqua negli abissi tutto trascina. Riemerge e soffia, il cuore rallenta, i flutti si placano la caccia è finita e Moby Dick ha vinto. Libera dalla persecuzione ossessiva del capitano Achab, raggiunge la terra promessa.


La balena dormiente

« ... Da qualche tempo, sebbene solo a periodi, la solitaria balena bianca aveva battuto i mari selvaggi dove si spingono, per lo più, i cacciatori di capodogli. Ma di questi non tutti sapevano della sua esistenza. Solo pochi, relativamente, l'avevano vista e riconosciuta ... »

« ... s'era guadagnato quel suo nome tutto speciale di balena bianca, un nome che in realtà era giustificato letteralmente dal suo aspetto luminoso, quando lo si vedeva scivolare in pieno meriggio per un mare azzurro cupo, lasciandosi dietro una scia di schiuma cremosa, come una via lattea, tutta punteggiata di scintille d'oro ... »

Moby Dick
Hermann Melville
Traduzione Cesare Pavese


sabato 27 gennaio 2018

Il lavoro rende liberi dicono - Insieme raccontiamo 29

Voglia di riposarsi e di dimenticare nel ventinovesimo incipit di Patricia Moll per Insieme raccontiamo.
200/300 battute per un finale breve e 200/300 parole per un finale lungo. Se vi va potete partecipare fino al 31 gennaio 2018. 


Era sfinita. Stanchezza, stress, rompimento di scatole... non ne poteva più. Aveva solo voglia di riposarsi e dimenticare tutto e tutti almeno per un po'.
Si gettò sul letto al buio e fu allora che....

Patricia Moll


Guardò la data fosforescente indicata dal calendario appoggiato sul comodino, balzò in piedi, prese la borsa e si precipitò fuori, salì in macchina e guidò fino alla biblioteca, si inerpicò di corsa su per le scale e raggiunse il salone centrale, trafelata lo percorse fino in fondo tra la gente seduta che aspettava. Aprì un foglio di carta piegato in quattro, lo posò sul leggio, riempì d'aria i polmoni, la rilasciò lentamente e iniziò a leggere:


Il lavoro rende liberi dicono, 
liberi come fumo che sale,
come cenere che scende.
Liberi come alito di vento,
come refolo di speranza 
che travalica muri e filo spinato.

Il lavoro rende  liberi dicono,
liberi come  numeri tatuati sulla pelle,
come triangoli e stelle su divise strisciate.
Liberi come corpo denutrito,
 come mente errante che si rivolge
al silente perché.

Il lavoro rende liberi dicono,
e qui ... siamo liberi ...
se non esistiamo.


Campo di concentramento di Auschwitz 26 gennaio 1945

Abbassò gli occhi e persa nei ricordi guardò a terra per pochi secondi, tirò su la testa, diresse lo sguardo verso la platea e disse:- « Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche entrarono ad Auschwitz e liberarono mia nonna e altri 7000 detenuti ancora vivi. Li salvarono da quell'inferno in cui erano stati gettati in nome di quella razza pura che così aveva deciso. » ripiegò in quattro il suo foglio di carta e lasciò libero il leggio per le altre testimonianze.

Sciarada Sciaranti


Aggiornamento 27 gennaio ore 16.00
Il racconto su scritto compresa la poesia è una mia rappresentazione ispirata dallo sterminio avvenuto nella  Seconda Guerra Mondiale, ma non si riferisce a persone specifiche.

lunedì 22 gennaio 2018

LA PAISIBLE AWARD, PREMIO AUDREY HEPBURN

« La bellezza di una donna non dipende dai vestiti che indossa né dall'aspetto che possiede o dal modo di pettinarsi. La bellezza di una donna si deve percepire dai suoi occhi, perché quella è la porta del suo cuore, il posto nel quale risiede l'amore. »

Audrey Hepburn


Fiori di Audrey Hepburn - olio su tela - 1969 - proprietà di Sean Hepburn Ferrer

Ringrazio Pia, la deliziosa Pia del blog I Pensieri di P. che mi ha donato LA PAISIBLE AWARD, PREMIO AUDREY HEPBURN che nasce da un'idea di Mariella del blog Doremifa-sol, libri e caffé per il 25° anniversario della morte di Audrey Hepburn avvenuta il 20 gennaio 1993.

Audrey Kathleen Hepburn Ruston, attrice e ambasciatrice dell'Unicef, nasce il 4 maggio del 1929 a Iexelles in Belgio e vive la sua adolescenza durante i difficili anni della Seconda Guerra Mondiale, per sfuggire alle aggressioni naziste la madre Ella van Heemstra, baronessa olandese che nel 1935 divorzia dal marito inglese Joseph Anthony Hepburn Ruston, nel 1939 la porta a Arnhem in Olanda insieme agli altri due figli Arnoud Robert Alexander e Ian Edgar Bruce Quarles van Ufford nati da un precedente matrimonio, qui Audrey studia al conservatorio di danza, nel 1940 a causa dell'invasione dei tedeschi cambia il nome che svela la sua origine inglese e viene chiamata Edda van Heemstra. Nel 1944 all'età di 15 anni appoggia concretamente la Resistenza e si esibisce come ballerina per raccogliere fondi utili al movimento e in riferimento al pubblico nel gennaio del 1955 dirà al Coronet:

« Il miglior pubblico che io abbia mai avuto non faceva il minimo rumore alla fine dello spettacolo »


Con lo sbarco in Normandia e la carenza di cibo le condizioni di vita peggiorano, i tedeschi confiscano le già misere derrate alimentari, il carburante necessario a riscaldare le case e Audrey subisce le conseguenze della malnutrizione. Nel 1945, il 4 maggio, giorno del suo sedicesimo compleanno, l'Olanda viene liberata e da adulta nel ricordare quell'avvenimento Audrey dirà:

« l'incredibile sensazione di conforto nel ritrovarsi liberi, è una cosa difficile da esprimere a parole. La libertà è qualcosa che si sente nell'aria. Per me, è stato il sentire i soldati parlare inglese, invece che tedesco e l'odore di vero tabacco che veniva dalle loro sigarette. »

Questo premio porta con sé l'omaggio a questa grande donna che con la sua classe è diventata un'icona di stile, di eleganza e di raffinatezza che non si esaurisce nell'estetica e trova il suo posto nell'anima. 

« La bellezza di una donna aumenta con il passare degli anni.
La bellezza di una donna non risiede nell’estetica, ma la vera bellezza in una donna è riflessa nella propria anima. È la preoccupazione di donare con amore, la passione che essa mostra. »

Audrey Hepburn

Mi sono soffermata sugli anni della Seconda Guerra Mondiale perché il 27 gennaio ricorre la Giornata Internazionale della Memoria e voglio celebrarla con questo premio intitolato ad Audrey Hepburn che di quella atroce guerra è stata testimone. 
Ed ecco altri cinque nomi aggiunti alla lista delle donne che si distinguono per classe, eleganza e raffinatezza:

Chicchina - Acqua di fuoco
Elettra - Ad Maiora
Elfi - elf2mani
Verbena - Simple life in Tuscany


Il logo del premio può essere copiato sul blog di Pia o di Mariella

martedì 16 gennaio 2018

Astratto in Materia - L'inaspettato


L'inaspettato: Un rettangolo di tronco bruciato che contiene un quadrato di luce e un quadrato d'ombra.

Sciarada Sciaranti

L'inaspettato: E' quando non aspetti nulla ed improvvisamente qualcosa arriva.

Pia
Mondo d'Arte

L'inaspettato: E' qualcosa di positivo o negativo con cui devi fare i conti e che non puoi evitare. Qualcosa a cui devi far spazio e trovare un posto. 
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L'inaspettato. Nata e vissuta in una città piena di luci, rumori e colori, quando affittammo una casa perduta nel nulla contornata solo da prati, boschi e colline ne fui felice. La prima sera, messi a letto i bambini, aprii la porta di casa per controllare se avevo chiuso l'auto e... improvvisamente mi trovai davanti una cortina nera, densa e quell'mprovviso mi parve un cattivo sortilegio. Allungai una mano per toccarlo incontrando solo l'aria.. allora alzai lo sguardo al cielo e un altro improvviso mi allargò il cuore: lì non c'era la luna ma un firmamento fitto, compatto, come mai l'avevo visto. Chiusi la porta a chiave e andai ad aprire gli scuri nella camera da letto per continuare a nutrirmi di quell'incanto.
Sari
Voce di Vento

L'inaspettato: E' un gallo che abbaia.
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L'inaspettato: E' un dentista che trapana il cervello.
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L'inaspettato: Un sassofono suonato con uno spartito per pianoforte 

Patrizia
Amica senza blog

L'inaspettato: Può essere un momento, un dono, un gesto,
se in senso positivo ci da gioia e meraviglia.
In senso negativo diventa un brutto imprevisto che porta delusione e qualche volta dolore. 

Verbena
Simple life in Tuscany

Inaspettato è quel qualcosa che sa di te e te lo trovi come te davanti a te e non riesci più a parlare se non con il silenzio. A volte basta poco per essere felici.

Maurizio
CARTATADIRESCHE

Inaspettato come un premio che non pensavamo di ricevere ma che sicuramente meritiamo.

Mariella
Doremifa-sol, libri e caffé

Se vi va di aggiungere nei commenti in che cosa voi materializzate il concetto astratto di inaspettato, fatelo pure e io lo riporterò nel post.

venerdì 12 gennaio 2018

Le sfaccettature della libertà

Quando il saggio indica la luna lo stolto guarda il dito



Catherine Deneuve, Catherine Millet, Catherine Robbe Grillet, Ingrid Caven, Joelle Losfeld, Elisabeth Lèvy e altre donne, il 9 gennaio 2018 hanno pubblicato questa lettera su Le Monde per contestare il movimento #MeToo nato in seguito allo scandalo sessuale che ha coinvolto il produttore cinematografico Harvey Weinstein:


" Lo stupro è un crimine. Ma rimorchiare in maniera insistente o imbarazzante non è un delitto, né la galanteria un’aggressione machista. Dopo l’affaire Weinstein c’è stata una legittima presa di coscienza delle violenze sessuali esercitate sulle donne, specialmente nell’ambiente professionale, dove alcuni uomini abusano del loro potere. Era necessaria. Ma questa liberazione della parola si è trasformata oggi nel suo contrario: ci dicono che bisogna parlare in un certo modo, di tacere su ciò che può urtare, e le donne che rifiutano di piegarsi a queste regole sono guardate come delle traditrici, delle complici! Ora, è proprio del puritanesimo prendere in prestito, in nome di un preteso bene generale, l’argomento della protezione delle donne e della loro emancipazione per incatenarle meglio a uno statuto di vittime eterne, di povere piccole cose in balia di demoni fallocratici, come ai bei vecchi tempi della stregoneria.
Di fatto, #MeToo ha dato vita nella stampa e sui social network a una campagna di delazioni e di messa in stato d’accusa pubblica di individui che, senza che gli sia lasciata la possibilità né di rispondere né di difendersi, sono stati messi esattamente sullo stesso piano di aggressori sessuali. Questa giustizia sommaria ha già fatto le sue vittime, gli uomini sanzionati nell’esercizio del loro mestiere, costretti alle dimissioni, eccetera. Il loro solo torto è aver toccato un ginocchio, rubato un bacio, parlato di cose “intime” durante una cena professionale e inviato dei messaggi a connotazione sessuale a una donna che non era reciprocamente attratta. Questa corsa a inviare i “porci” al mattatoio, al posto di aiutare le donne a diventare autonome, fa il gioco in realtà dei nemici della libertà sessuale, degli estremisti religiosi, dei peggiori reazionari che credono, in nome di una concezione vittoriana del bene e della morale, che le donne siano degli esseri “a parte”, delle bambine col viso da adulte che reclamano di essere protette. Di fronte a loro gli uomini sono costretti a mostrare la loro colpa e dissotterrare, andando al fondo della loro coscienza retrospettiva, un “comportamento oltremisura” che avrebbero potuto tenere dieci, venti o trent’anni fa, e pentirsene. La confessione pubblica, l’incursione di procuratori autoproclamati nella sfera privata, installa un clima da società totalitaria.
L’ondata purificatrice non sembra conoscere alcun limite. Da una parte si censura un nudo di Egon Schiele su una pubblicità, dall’altra si chiede il ritiro di un dipinto di Balthus da un museo perché costituirebbe un’apologia della pedofilia. Confondendo l’uomo e l’opera, si chiede il divieto della retrospettiva di Roman Polanski alla Cinémathèque e si ottiene il rinvio di quella consacrata a Jean-Claude Brisseau. Un’universitaria giudica il film “Blow-Up” di Michelangelo Antonioni, “misogino” e “inaccettabile”. Alla luce di questo revisionismo, John Ford (“La prigioniera del deserto”) e anche Nicolas Poussin (“Il ratto delle sabine”) iniziano ad avere paura.
Alcuni editori chiedono ad alcune di noi di rendere i nostri personaggi maschili meno “sessisti”, parlare di sessualità e di amore con meno dismisura o ancora di fare in modo che “i traumi subiti dai personaggi femminili” siano resi più evidenti! Prossimo al ridicolo, un progetto di legge in Svezia vuole imporre un consenso esplicitamente notificato a ogni candidato a un rapporto sessuale! Ancora uno sforzo e due persone adulte che avranno voglia di andare a letto insieme subito prima dovranno, tramite una app del loro smartphone, firmare un documento nel quale le pratiche che accettano e che rifiutano saranno debitamente specificate.
Il filosofo Ruwen Ogien difendeva la libertà di offendere in quanto indispensabile alla creazione artistica. Allo stesso modo difendiamo la libertà di importunare, indispensabile alla libertà sessuale. Siamo oggi sufficientemente avvertite per ammettere che la pulsione sessuale è per natura offensiva e selvaggia, ma siamo anche sufficientemente perspicaci per non confondere un rimorchio imbarazzante con un’aggressione sessuale. Soprattutto siamo coscienti che la persona umana non è un monolite: una donna può, nella stessa giornata, dirigere un’équipe professionale e gioire di essere l’oggetto sessuale di un uomo senza essere né una “troia” né una vile complice del patriarcato. Ognuna di noi può fare attenzione al fatto che il suo stipendio sia uguale a quello di un uomo, ma non sentirsi traumatizzata per uno “struscio” nella metro, anche se questo è considerato come un reato. Può anche immaginare un comportamento del genere come l’espressione di una grande miseria sessuale, o comunque come un non-avvenimento.
In quanto donne, noi non ci riconosciamo in questo femminismo che, al di là delle denunce degli abusi di potere, prende il viso di un odio degli uomini e della sessualità. Pensiamo che la libertà di dire no a una proposta sessuale non esista senza la libertà di importunare. E consideriamo che bisogna rispondere a questa libertà di importunare in altro modo che trincerandosi dietro il ruolo della preda. Quelle tra noi che hanno deciso di avere dei bambini, credono che sia più giudizioso educare le nostre figlie in modo che siano sufficientemente informate e coscienti per poter vivere pienamente la loro vita senza lasciarsi intimidire né colpevolizzare. Gli incidenti che possono toccare il corpo di una donna non inficiano necessariamente la sua dignità e non devono, per quanto siano duri, necessariamente fare di lei una vittima perpetua. Perché non siamo riducibili al nostro corpo. La nostra libertà interiore è inviolabile. E questa libertà che noi abbiamo cara non esiste né senza rischi né senza responsabilità. "

Ora  care signore, voi sarete anche libere come il filosofo Ruwen Ogien di sostenere " la libertà di offendere in quanto indispensabile alla creazione artistica " , perché poi la creazione artistica abbia bisogno dell'offesa lo capite voi, ma non io, allo stesso modo sarete anche libere di difendere " la libertà di importunare, indispensabile alla libertà sessuale ", perché poi la libertà sessuale sia legata alla libertà di importunare lo capite voi, ma non io, ma la libertà di chi non vuole essere, molestata, ricattata, violentata, fisicamente e psicologicamente, che fine fa? E quella libertà può essere lesa? Il rapporto tra uomo e donna perché mai dovrebbe essere sempre impostato sulla sfida, sulla lotta, sulla difesa continua e non sul rispetto? E per arrivare al punto sostanziale di cui parla il movimento #MeToo, che voi minimizzate, perché mai un essere umano, uomo o donna che sia dovrebbe trovarsi di fronte alla scelta di concedere o non concedere favori sessuali  per ottenere un lavoro? La meritocrazia che fine fa? L'attacco del movimento #MeToo non è un attacco indiscriminato da parte delle donne nei confronti degli uomini, è un attacco al sistema che ha permesso tutto questo e se non capite la differenza continuate pure a guardare il dito delle donne che scendono o non scendono a compromessi e ignorate la luna.

lunedì 8 gennaio 2018

Del sole di gennaio

Solo la mente che vive l'inverno può comprendere il freddo paesaggio invernale di gennaio non riscaldato dal sole e percepire altro oltre le note di infelicità nei suoni del vento e delle foglie secche  che eseguono la partitura musicale della terra spoglia per chi, immerso nella neve, ascolta e scorge il niente che è altrove e il niente che ha davanti agli occhi.


Bisogna avere una mente invernale
Per considerare il gelo e i rami
Degli alberi di pino ricoperti di neve;

Aver avuto freddo per molto tempo
Per vedere i ginepri irrorati di ghiaccio
Gli abeti rossi ruvidi nel luccichio distante

Del sole di gennaio; e non pensare
Di ogni infelicità nel suono del vento,
Nel suono di poche foglie

Qual è il suono della terra
Pieno dello stesso vento
Che sta soffiando nello stesso luogo nudo

Per l'ascoltatore, che ascolta nella neve,
Un niente lui stesso, scorge
Niente che non sia lì e niente che sia. 

L'Uomo di Neve da Harmonium - 1923
Wallace Stevens
Liberamente tradotta da me medesima

sabato 6 gennaio 2018

La Befana in ottave

Il conte Giovan Francesco Mastiani Brunacci, ciambellano del Serenissimo granduca di Toscana Leopoldo II, gran croce e cavaliere dell'ordine del merito sotto il titolo di san Giuseppe, cavaliere della Legion d'Onore, gonfaloniere della città di Pisa, governatore della Pia casa della Misericordia, membro dell'Accademia dei Georgofili e socio fondatore della Cassa di risparmio di Pisa, chiede, al poeta Antonio Guadagnoli di Arezzo, un componimento poetico sull'origine della Befana che viene pubblicato nel 1827, un piccolo poema di XXII ottave di cui vi propongo una selezione: 




I

Ma che diavol d’idea bizzarra e strana
Venuta è in capo a vostra Signoria
Di volervi occupar della Befana
Nella vigilia dell’Epifanìa?
Tra una sacra funzione, e una profana,
Possibil che vi passi analogia?
Pur voi gradite ch’io la trovi in verso:
Ma, Signor Conte, sarà tempo perso.

...

IV

Della Befana sull’origin varia
Molto si è detto, e molto si è stampato;
Chi vuol che fosse quell’Ancilla ostiaria
Che si trovò nell’atrio di Pilato;
Chi la Nonna d’Erode ottuagenaria,
Chi la Zia di Barabba, e chi ha pensato
Che venga da due Celtiche parole
Adatte ad indicar « Fuoco del Sole ».

VI

Voleva dirvi, ma mi uscì di mente,
Che fin da quando v’erano i Romani,
(Già i Romani ci sono anco al presente,
Ma intender voglio dei Roman Pagani,
Non di quelli che vivono attualmente
I quali son buonissimi Cristiani, )
Si festeggiava all’uso orientale
Con lieti fuochi il Solstizio brumale.

VII.

Ma apparso ai Magi il sospirato Sole
Le nebbie a dissipar d’ldolatria,
(Giacché null’altro intendere si vuole
Con la greca parola Epifania;)
Il Popolo festevol, come suole,
Volle perpetuarne l’allegria
Con una pia rappresentanza in tre,
Figurando che fossero i tre Re;

VIII.

E quando Guido Monaco* inventò
Le famose do, re, mi, fa, sol, la,
In Roma in questa sera si cantò
Più d'un aria nel tuono di be-fa;
Con flauti e corni poi s’accompagnò,
(Chè i corni sono usati in ogni età,)
E dette forse questa intuonazione
Alla Befana la derivazione.


Guido Monaco* = Vedi Faville in Mi

IX

Ma poiché la Discordia armò le destre,
E più non si vedea neppure un cane,
Non che un Re Mago, per le vie maestre;
Le Donne più devote, e grossolane,
Ponean dei Re di cencio alle finestre,
E che abusivamente per Befane
Che si prendesser poi creder convienci
Tutte le Donne ch’eran ossa, e cenci.

...

XV

E giacché in sera tal le Donne belle,
In memoria de’ Magici regali,
Gli amici lor trattavano a ciambelle,
A fichi, a confetture, e cose tali;
Però Befane oggi si chiaman quelle
Che son larghe di core e liberali;
Sicché da questo argomentar conviene
Che Befane provenga da fa bene*

fa bene* = Anagramma di Befane

XVI

Se’ tu Poeta? Letterato? Artista?
Il massimo ti manca de’conforti
Se non hai la Befana che t’assista,
Se non hai la Befana che ti porti.
Tutto sta nel conoscere quae est ista*:
E noi siam di cervello così corti
Ch’è dato a pochi della specie umana
Il saper quanto possa una Befana! -

quae est ista* = Chi è colei
...

XIX

Tempo felice! Sotto al caminetto
Allor ponea la calza dopo cena,
Poi tutto allegro me ne andav’a letto,
E la mattina la trovava piena.
Dove se’ ito tempo benedetto?
Fossi piccol tuttor! .... Ma oh questa è amena!
Che non vi son Befane in molte bande
Che s’occupan del piccolo, e del grande?


Buona Epifania a tutte le sorelle Befane  e a tutti gli amici!


Per chi vuole approfondire:

Epifania
La Dodicesima Notte
I Magi che adorano Cristo
Il dono dei Magi
La profezia della Stella
Il 6 gennaio

martedì 2 gennaio 2018

L'abbraccio della luna all'anno vecchio e all'anno nuovo

Il passaggio dall'anno vecchio all'anno nuovo è stato abbracciato dalla luna che il primo gennaio 2018 in prossimità del suo perigeo ha svelato quell'ultimo spicchio della sua fase crescente ancora nascosto il 31 dicembre 2017. Il plenilunio si è mostrato dopo esser stato avvolto dalla danza delle nuvole nere che poi lentamente si sono diradate.
 Se sia un buon presagio non lo so, ma lo trovo bellissimo.


31 dicembre 2017


1 gennaio 2018


1 gennaio 2018


1 gennaio 2018


1 gennaio 2018


1 gennaio 2018

lunedì 1 gennaio 2018

Capodanno tra le pagine di un diario

Il veliero magico Anima Mundi intraprende il suo annuale viaggio nel tempo, ritorna al Capodanno di cento anni fa e approda a Tesis, una frazione del comune di Vivaro in provincia di Pordenone nel Friuli Venezia Giulia, dove durante la Grande Guerra si trasferisce e insegna una giovanissima maestra elementare nata a Venezia nel 1899, si chiama Brigida Salvadori; nel suo diario racconta la dura realtà che vive, descrive la convivenza con i soldati tedeschi che nell'autunno del 1917 si insediano nell'abitazione dei parenti che la ospitano, tiene traccia del lato umano degli invasori e instaura con loro un rapporto di civile cordialità. Brigida sopravvive al primo conflitto mondiale che però il 19 giugno 1918 le porta via per sempre il fidanzato Pietro " eroe alla testa del suo Reparto ".
Lei morirà nel 1977 all'età di settantotto anni.


Alessandra e Laura Salvadori scrivono nella presentazione:

"... Nel diario sono registrate con vivezza e semplicità - ma anche con lucidità e precisione sorprendenti data la giovane età dell'autrice - le piccole vicende e difficoltà di ogni giorno: sullo sfondo le notizie sempre più allarmanti sulla disfatta di Caporetto.
Si alternano speranza e delusione, rabbia per le inutili sofferenze provocate dalla cattiveria umana e fiducia in una Provvidenza che rappresenta l'unico baluardo contro la minaccia della fame e della morte. A tratti sembra che i personaggi abbiano respinto fuori dalla loro esistenza la drammaticità della guerra, cercando di costruire per se stessi e per i propri cari una labile oasi di pace ... "

Il Natale di Brigida:

25 dicembre 1917

Natale! È il secondo che passo fuori di casa, ma è terribilmente triste. Sono stata alla prima Messa, ho fatto pure la Comunione. Povera Chiesetta nostra sì mal illuminata! Poi non sono più uscita di casa: faceva assai freddo, Maria non aveva volontà d’uscire. Una giornata assai, assai triste! Stasera, dopo la mensa, il tenente ci offrì dei dolci col vino brulè; avevamo anche Gigi di Fratta con noi ed egli ci teneva allegri raccontandoci un mondo di storie. Ma la mia casa, il mio Pietro... Ah, Madonna Santa, pietà di noi!

Il suo Santo Stefano:

26 dicembre 1917

Stamane la Messa suonò assai per tempo perchè poi la Chiesa doveva essere a disposizione dei soldati. Vidi parecchi militi cattolici, ma nessuno di casa nostra: tanto il tenente come gli attendenti sono Evangelisti. Rimasi in casa fino all’ora del pranzo: poi Miutta si decise a cambiarsi ed andammo al Vespro, e di là dalla Gazzetta a prendere carta da disegno. Anche là c’erano dei soldati, ma molto antipatici. Ritornando ne incontrammo molti per istrada, e a tutti rispondevamo con tanto di broncio.
Il tenente andò in Chiesa e tornò verso le sei: anche Gustavo andò a Messa e ci lasciò l’incarico di fargli il caffè. Un bravo soldato è Gustavo! La zia gli ha detto che vuol tenerlo per figlio d’anima e lui ride di gusto. Per fortuna non abbiamo qui lo zio a farci inquietare con le bestemmie: egli ha portato le mucche nella stalla del nonno ancora domenica ed ora è sempre lassù. La sera stiamo quindi abbastanza in pace. Stassera, però, l’ufficiale era assai di malumore e noi avevamo pena. Chissà che cosa c’è in aria! Almeno fosse qualche cosa di buono per noi!


La vigilia del nuovo anno:

31 dicembre 1917

L’ultimo giorno dell’anno. Lo festeggiarono proprio i tedeschi, sebbene avessero in cuore il dolore per la prossima partenza. Ancora stamattina ci raccontarono che gli ufficiali erano stati a caccia ieri e avevano preso undici lepri per la cena di stasera. Furono tutti a far manovre fino alle undici e trenta. Pranzammo assieme assai allegri perché finalmente è tornato Willy, l’attendente che partì il giorno di Natale ....

... L’ufficiale fece colazione e poi andò a far toeletta. Scese di camera verso le cinque e fu assai triste tutta la sera, assai triste tanto che ne avevamo pena. Con voce commossa ringraziò tante volte la "nonna" di tutto quanto fece per loro. Io cercavo di animarlo dicendo che verrà presto la pace, ma era troppo avvilito. "Ho fatto tre anni a mezzo di guerra" diceva "ed ho visto molto: voi non conoscete le lotte della vita, ma io sì. Ho visto molte cose cattive e poco di buono. Qui stavo assai bene: avevo la pace, la gioia, tutto; e di tutto ciò non mi resterà che il ricordo, ma un ricordo eterno". Volle il mio indirizzo e lasciò il suo ...

... Allo scoccare preciso dell’ultima ora del 1917 spararono i mortaretti, poi le campane annunciarono l’anno novello! Anno nuovo, portaci la pace, portaci un po’ di gioia, che ne abbiamo bisogno! Tutti i soldati furono nel cortile a cantare, correre e sparare colpi. Gustavo e Willy dalla terrazza, altri dalle case vicine, iniziarono i fuochi, mentre la banda suonava e si sentivano mille voci di canti diversi. Io mi inginocchiai in un canto del cortile e pregai: " Gran Dio, benedici l’Italia, benedici noi misere creature! "

Il suo Capodanno:

1 gennaio 1918

Anno novello, anno novello, cosa porti teco di bello? La pace, han detto i soldati stamattina. Sì, ma dovrebbe essere presto, subito, perché siamo troppo stretti d’angoscia. Intanto comincia assai tristemente: potrebbe essere peggio? Non credo. Noi col cuore doppiamente oppresso: prima perché non sappiamo nulla delle nostre creature, poi per la rovina della casa; intorno a noi sospiri, melanconie, lagrime represse di una gioventù che va a morire... Non è questa un’agonia? Questi poveri soldati han cercato di fuorviare i tristi pensieri stanotte ed han suonato, cantato, fatto mille sciocchezze fino alle due.
Io dormii assai poco per tutte le suddette e altre ragioni. Mi alzai verso le sette e mezzo per aiutare Miutta a fare gli gnocchi. Che triste giorno! Nè Messa, nè Vespro, ma sempre a casa. Il primo a venire in cucina fu Willy, che rideva ancora per le scene di mezzanotte: poi scese Gustavo, ma era assai serio e pensoso. Andammo a metter loro sotto il naso gli auguri di Capodanno che avevo trascritti su d’un biglietto: commossi, ringraziarono stringendoci entrambe le mani. Il tenente ce li fece in chiaro italiano a noi tutti e rise quando gli risposi "Viel Gluck im Neuen Jahre" ...
... A mezzogiorno preparammo la tavola grande ove invitammo Gustaf, Willy, Oddo, assieme agli zii Piero e Maria. Com’erano commossi! Io pranzai nella rotonda, il tenente accanto al fuoco. Offrimmo a tutti un piatto di gnocchi, ch’essi trovarono eccellenti. L’ufficiale disse più volte che vuol mandare la ricetta a sua madre, acciò li faccia lei pure. Dopo pranzo io e Maria cambiammo d’abiti. Gustaf ci offrì la crema per le scarpe, il tenente mi regalò quella per i denti.
Quando ridiscesi trovai il tenente in conversazione coll’ufficiale anziano che abita da zia Regina. Presentai i miei auguri al buon uomo, che ricambiò con visibile piacere; poi mi mostrò i ritratti di sua moglie, del figlioletto: un bimbo di un anno e mezzo. Parlarono assai di guerra, ma io nulla potei capire: sentivo Monte Tomba, Valdobbiadene, Feltre e. . . caput. . . Non so che dedurne. Il vecchio ufficiale mi domandò un bicchier d’acqua: ridemmo tutti per la domanda strana invero ... Di vino sono proprio nauseati.
Mi fece capire che gli duole lasciar Tesis, che siamo buona gente. Avevano il tricolore germanico e volevano attaccarlo al mio grembiale, ma io non accettai ed allora lo buttarono al fuoco, ridendo della mia ripugnanza ...

... Curiosa di conoscere l’origine del dissidio austro-germanico, chiesi se ama gli austriaci. Dissemi che fra essi e gli italiani sceglie subito gli ultimi. Perchè? Non si spiegò del tutto, ma mi fece capire che i soldati tedeschi dovettero più volte aiutare l’Austria. "Beaucoup de sang, sourtout, nous avons donné ..." Quindi ... nicht amicizia! Ciò è pure un bene per noi: se la Germania si ritira i nostri batteranno l’Austria e riavremo i nostri cari fra noi. Oh, fosse domani! Maria rammendava calze e Gustaf le sedette vicino. Oh, quanti gesti gli fece il tenente! Ne indovinai il significato, sebbene egli mi traducesse con altre parole ... Fino ad ora di cena fu abbastanza di buon umore: mi mostrò le cartoline che devono spedire dal fronte, mi fece leggere in tedesco ridendo dei miei spropositi.
Ma dopo ... tornò per le otto e prese il lume per fare il bagaglio in camera. P., che andò con lui, disse che pianse tutto il tempo. Quando ridiscese era assai mesto e invano cercai di trarlo a parlare. Verso le nove la zia e P. andarono a letto ed egli ancora una volta li ringraziò per tutto quanto fecero con voce sì commossa che toccava l’anima. Rimanemmo in silenzio. Invano parlai e dissi che bisogna esser forti. Risposemi che ciò è facile a dire, non a fare. Allora tacqui e lasciai che dicesse l’animo suo. Era profondamente commosso. "Sempre, ma specie alla sera, vorremo pensare a questa buona dimora, cara come la nostra famiglia. Voi avete fatto molto per noi, ve ne ringrazio". Dissi che era assai poco ed ei ribattè: "Molto, molto, per dei nemici quali noi siamo" "Non abbiamo mai pensato che siete nemici, bensì creature dotate di cuore e sensi come noi" "Grazie, ma noi siamo e resteremo nemici". Dopo ciò espresse il desiderio di restar solo e noi venimmo in camera. Rimase un bel pezzo accanto al fuoco. Che pensava? A ciò cui pensa la nostra povera gioventù destinata a morire, la nostra sventurata gioventù cui è dato un calice amarissimo, cui è tolto ogni conforto terreno. Dio mio, quando ci solleverai?

Chi vuole leggere l'intero testo può cliccare su Diario dell'occupazione austriaca del 1917 - 18 a Tesis - Brigida Salvadori e può scaricare gratuitamente il libro per un uso personale e non commerciale.



Vi auguro di poter disegnare il vostro nuovo anno senza essere invasi e infastiditi dai nemici di ogni sorta e natura.
 Vi auguro di seguire la strada che tra tante avete scelto e vi auguro che sia cosparsa da quei ciottoli dell'improvvisazione che vi permettano di superare gli ostacoli che incontrerete lungo il cammino.
Vi auguro di realizzare i vostri desideri.
Felice 2018!

giovedì 28 dicembre 2017

Nel bosco d'inverno

... Lo scrosciar del bosco contorto dal vento gli diceva che l’inverno era lungo e rigido: ma per la sua antica esperienza sapeva che il vento, la pioggia, la nebbia e la neve erano necessarie perché la terra s’impregnasse d’umido, gli alberi si spogliassero delle foglie inutili, le sorgenti rigurgitassero di acqua, e ogni cosa infine ricevesse dall’inverno i germi fecondi della primavera. 







Quindi non si lamentava mai; anzi il tepore dei grossi tronchi accesi nella capanna lo avvolgeva spesso di sogni e come dalla tristezza dell’inverno la sua vecchia esperienza presentiva il rigoglio della primavera ...







... Faceva un freddo intenso ma asciutto; il cielo spazzato dalla tramontana era d’un azzurro profondo, e le montagne lontane coperte di neve cristallizzata dal gelo tagliavano l’orizzonte come muraglie d’alabastro. Il bosco rabbrividiva, benché il vento tacesse ...

Il vecchio della montagna
Grazia Deledda






lunedì 25 dicembre 2017

L'isbergo di Natale

Vi siete mai chiesti come si chiama in italiano l'iceberg che deriva dalla parola olandese ijsberg e vuol dire berg - montagna di ijs - ghiaccio? Bruno Migliorini linguista e filologo che per più anni fu presidente dell'Accademia della Crusca provò a divulgare il termine isbergo, si provò a definire questa immensa montagna di ghiaccio anche con i termini ghiaccione, borgognone e borbottone, ma nessuno di essi è rimasto nella memoria del nostro vocabolario. La forma dell'isbergo può essere tubulare come un altopiano con  la superficie piatta e i lati ripidi o può avere una forma non tubulare che ha cinque varianti:
A bacino di carenaggio con una fessura che assomiglia a una U o con un canale a livello del mare. 
A blocco con i lati ripidi e superficie piatta come la forma tubulare, ma somigliante più a un blocco che alla tavola di un altopiano.
A cupola con la punta arrotondata.
A pinnacolo con una o più cuspidi alla sommità.
A zeppa con un lato ripido e un lato inclinato nel verso opposto rispetto al primo.

Ora dovrebbe essere già sorta in voi la domanda: " Ma che cosa centra l'isbergo con la nascita di Gesù Cristo? " 

Il Natale è come un isbergo, ha una forma emersa, dipinta dalle infinite sfumature della natura, sopra una forma sommersa molto più estesa che consolida lo stesso elemento in cui è immersa. Le sfumature umane del Natale, con giubilo, luci, luccichini colorati, alberi, presepi, regali e quant'altro, si fanno metafora di quella forma non esplicitamente manifestata, che muta con il mutare della vita e che rinasce senza perdere la sua sostanza primordiale, e portano in sé la maestà profonda dell'essenza del suo esistere e la celebrano nel giorno in cui si è fatta carne e la vivono e la sentono in un cammino interiore più intimo e sacro dove il ghiaccio ha il cuore caldo.



Io ringrazio chi in questi 25 giorni di dicembre ci ha regalato le proprie meravigliose sfumature del Natale e ringrazio coloro che ci hanno seguito. Oggi nel blog del Folletto del Vento, Viaggio nel Vento si apre la venticinquesima finestra, l'ultima del Calendario dell'Avvento del Focolare dell'Anima - IV Edizione Natale 2017.

E dopo aver dato prova per l'ennesima volta della mia folle vena visionaria auguro a tutti  un: 

Buon Natale! 

E vi lascio con la parte finale della canzone Deck the Halls che quest'anno ha dischiuso le porte al nostro calendario.

" ... L’anno vecchio sta quasi per finire,
Fa la la la la, la la la la.
salute a quello nuovo, voi giovinetti e fanciulle,
Fa la la la la, la la la la.

Cantiamo allegramente tutti insieme,
Fa la la la la, la la la la.
noncuranti del vento e del tempo,
Fa la la la la, la la la la. "


giovedì 21 dicembre 2017

La Porta del Capricorno del solstizio d'inverno - Insieme raccontiamo 28

Rumori strani in casa nell'ultimo incipit del 2017 di Patricia Moll per Insieme raccontiamo 28. Partecipate con i vostri finali e per Natale niente limiti di battute o parole, avete tempo fino al 6 gennaio.


Si svegliò di soprassalto. Aveva sentito dei rumori strani in casa. Tese l'orecchio e i colpi si ripeterono. Tonfi, più che colpi. Come se qualcosa di grande fosse caduto per terra.
Cercò il cellulare per chiedere aiuto ma si ricordò di averlo dimenticato in cucina. Prese allora la torcia, si fece coraggio e si alzò. Perlustrò l'alloggio ma niente era fuori posto. Le finestre chiuse, i vetri integri, l'uscio chiuso a doppia mandata... mistero! 
O forse no. Forse aveva solo sognato.
Per calmarsi bevve un bicchiere di acqua fresca e tornò a dormire. Giunta sulla soglia della camera da letto si bloccò impietrita.
Ai piedi del letto c'era..... 

Patricia Moll


Una porta chiusa, antica, possente, ma come era arrivata a casa sua? Dal buco della serratura filtrava a intermittenza una luce, sembrava che qualcuno dall'altra parte ci passeggiasse davanti, si avvicinò e sentendosi un po' sciocca bussò, una voce presa dall'ansia disse: « Chiunque tu sia devi aiutarmi. Per il solstizio d'inverno avrei dovuto aprire la Porta del Capricorno, ma ho perso le chiavi e se non trovo una soluzione non solo non arriverà l'inverno, ma il 25 dicembre, non essendoci la congiunzione tra il vostro mondo e il nostro, Babbo Natale rimarrà intrappolato e per le prossime feste niente regali ai bambini. »
Si diede un pizzicotto e si rese conto che era sveglia, ma non riusciva a capire cosa stesse succedendo, pensò allora di chiamare zia Aurora, lei sapeva tutto; compose il suo numero e appena rispose le disse: « Zia non sono ubriaca, sono davanti a una porta che è comparsa dal nulla nella mia stanza da letto e un tizio dall'altra parte la chiama Porta del Capricorno, tu sai cosa voglia dire? Ha perso le chiavi per aprirla.»
Sentì riattaccare e dopo qualche minuto il campanello di casa suonò, era la zia che abitava due piani più su, aveva in mano un libro e una bussola, si precipitò nella stanza da letto e con un sorrisetto compiaciuto osservò la porta e poi disse: « I solstizi per gli antichi greci rappresentavano delle porte, il solstizio d'estate sotto il segno del cancro era chiamato "Porta degli uomini" e il solstizio d'inverno sotto il segno del capricorno era chiamato "Porta degli dei". »
Aprì la bussola, guardò le coordinate e disse « Tutto coincide,  la tua casa è rivolta a Sud e questa è la Porta del Capricorno, la porta solstiziale che fa da ingresso all' inverno; un piccolo riferimento lo troviamo nel XIII canto dell'Odissea di Omero con l'ottima traduzione di Ettore Romagnoli, la Porta del Cancro accessibile ai mortali è rivolta a Borea verso Nord e la Porta del Capricorno accessibile ai Numi è rivolta a Noto verso Sud. »
Sfogliò il libro che aveva con sé e lesse: 

" ... C’è nell’isola d’Itaca un porto che al veglio del mare
Fórcino è sacro. All’ingresso si sporgono due promontori 
scoscesi, che dal porto strapiomban sul pelago, e fuori
tengono gli alti marosi gonfiati dal soffio dei venti
impetuosi. Ivi dentro le navi dai solidi fianchi 
pur senza gómena restan, quand’ hanno gettato l’ormeggio.
Leva un ulivo, al fondo del porto, le foglie sottili; 
e accanto ad esso un antro gradevole sacro ed azzurro 
come l’aria: vi stanno le Ninfe che Nàiadi han nome. 
Quivi cratèri sono, con anfore grosse di pietra: 
quivi le pecchie fanno lor bugni e preparono il miele:
quivi telai di pietra grandissimi, dove le Ninfe 
tessono manti azzurri purpurei, stupore a vederli. 
Acque perennemente vi scorrono; e s’apron due porte, 
questa rivolta a Bora, per dove è l’accesso ai mortali: 
e piú divina quella che a Noto si volge; ne quivi 
possono gli uomini entrare: che quivi e l’accesso dei Numi ... "

- « Sì, adesso ho capito! » esclamò Gioia « Ma qui non siamo a Itaca! »
- « Non è fondamentale essere a Itaca, Gli accessi alle porte solstiziali si trovano in quei luoghi propedeutici alla rinascita e ai riti di iniziazione che hanno le caratteriste affini alla Caverna Cosmica e la tua camera da letto evidentemente le ha per la Deva-loka ».
- « Per cosa? »
- « Oh! Sì scusa ti spiego, le due porte erano conosciute anche nella cultura vedica ed erano chiamate rispettivamente Pitri-loka - Porta degli avi e " Deva-loka - Porta degli dei ", sono il simbolo del confine tra il mondo materiale, spazio temporale degli uomini che appartiene alla fase ascendente dell'anno e il mondo divino, soprannaturale e atemporale degli dei che appartiene alla fase discendente dell'anno. »
- « Come l'apriamo? »
- « Se il guardiano per qualsiasi motivo non può aprirle, le porte cercano la loro chiave da sole, questo significa che sei in possesso della chiave della porta del Capricorno anche se non ne sei consapevole; dobbiamo trovarla prima delle 16.28, diamoci da fare. »
- « Ma come capiamo che è la chiave giusta? »
- « Per questo non preoccuparti, quando la troveremo la porta ce lo farà capire. »
Misero a soqquadro la casa, poi la zia si soffermò sull'Albero di Natale, si accorse che mancava il puntale e chiese:
- « Dov'è il puntale che ti ha regalato tuo padre? ».
- « È ancora imballato negli scatoloni del trasloco. » 
Andarono insieme nello sgabuzzino e individuarono lo scatolone degli addobbi natalizi, l'aprirono e il puntale blu elettrico argentato predominava sulle altre decorazioni, lo presero e lo portarono in camera da letto, la porta iniziò a pulsare e la voce del guardiano dimenticato urlò di felicità: L'hai trovata, ciò che deve, ora potrà essere! » 
Alle ore 16.28 Gioia inserì il puntale nella serratura, la porta si aprì e nel mondo degli uomini giunse il solstizio d'inverno e il Natale. 


Buon solstizio d'inverno a tutti!

Sciarada Sciaranti





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