mercoledì 29 dicembre 2010

Specchio d'acqua delle mie brame chi è il più bello del reame

-Galadriel: Desideri guardare nello specchio? 

- Frodo: Che cosa vedrò? 

- Galadriel: Nemmeno il più saggio può dirlo: lo specchio mostra molte cose; cose che furono... cose che sono... e alcune cose che devono ancora verificarsi.

Dal film 
Il Signore degli Anelli - La Compagnia dell'Anello











domenica 26 dicembre 2010

Il presepe

" Maria peperit filium suum primogenitum, et pannis eum involvit, et reclinavit eum in praesepio: quia non erat eis locus in diversorio. "
" Maria diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo. "


Vangelo di Luca, II, 7


Da queste parole di Luca si parte per rappresentare quella che diverrà una delle più grandi icone del Natale: il presepe, dal latino  prae-innanzi e saepes-recinto, da cui praesaepe, una mangiatoia, una greppia che accoglie la nascita di Gesù bambino.
La tradizione fa risalire la prima rappresentazione al 1223 quando San Francesco d'Assisi tornato da un pellegrinaggio a Betlemme in Terra Santa decide, ottenendo il permesso di Papa Onorio III, di allestire  a Greccio un presepe vivente, dove oltre alla sacra famiglia sono presenti  il bue e l'asinello  (due figure che furono probabilmente tratte dai Vangeli Apocrifi) e i pastori in adorazione.


Il presepe di Greccio
1290 -1295
 di Giotto
Basilica superiore di Assisi 

Con i Francescani dunque e con i Domenicani successivamente si diffonde l'uso di ricostruire nelle chiese la natività di Gesù Cristo con vari materiali quali pietra, legno, terracotta, ecc.   
Il primo di cui è rimasta traccia, ora conservato al museo Liberiano della basilica di San Maria Maggiore a Roma,  fu scolpito tra il 1290 e il 1292 da Arnolfo di Cambio.


Il presepe
1290 - 1292
di Arnolfo di Cambio
Museo Liberiano di S. Maria Maggiore, Roma  

Dal XIV secolo vengono commissionate le sue rappresentazioni ai più grandi artisti: affreschi, argenti, avori, ceramiche, pitture, sculture e vetrate.


La natività di Gesù
1497 - '98
di Pietro Vannucci detto il Perugino
Collegio del Cambio, Perugia


Adorazione del bambino di S. Vincenzo Ferrer
1455 -1466  circa
di Filippo Lippi
Museo civico di Prato

Nel XV  secolo anche Luca e Andrea Della Robbia dedicano le loro terracotte al presepe e   in questo secolo insieme a quello successivo si propaga l'uso di statue permanenti nella chiese.


La Sacra Famiglia
1593
di Annibale Carracci
Museo del Louvre Parigi

Il XVII secolo si contraddistingue per la diffusione del presepe  nelle case delle nobili famiglie, grazie anche a papa Paolo III che al Concilio di Trento promosse la sua rappresentazione perché la riteneva utile alla fede.
Il XVIII secolo diventa il periodo aureo  dell'arte del costruire il presepe, gli artisti napoletani inseriscono scorci naturali, agropastorali e personaggi fatti di legno o terracotta, con arti in fil di ferro che si muovono; vengono raffigurati i nobili con abiti sfarzosi di stoffa pregiata e ricchi monili, la gente del popolo viene vestita di stoffe  non pregiate, con attrezzi che indicano in maniera precisa i vari mestieri dell'epoca ed i borghesi  i cui abiti sono cuciti con stoffe  di media qualità; in questo secolo, ai simboli originali quali il mantello di Maria che rappresenta il cielo e quello di Giuseppe dal tono dimesso che rappresenta l'umiltà si aggiungono anche l'osteria con i suoi avventori simbolo del  male ed il personaggio di Ciccibacco, che trasporta il vino con le botti su un carretto, che impersona il diavolo .  
Nel XIX secolo ormai il presepe è presente in tutte le case e viene  costruito di varie misure con  i più svariati materiali.

© Sciarada Sciaranti


sabato 25 dicembre 2010

Natale

Il Natale dal latino " natalis " che significa " relativo alla nascita ", festeggia nella tradizione cristiana, la nascita di Gesù Cristo, avvenuta a Betlemme nei giorni del re Erode il Grande, il giorno ...?  del mese di ...? di circa  2010 anni fa. Il fatto che i Vangeli non riportino la data di nascita di Gesù ha fatto sorgere numerose ipotesi.


Il filosofo Clemente Alessandrino (150 - 215 d.C.) scrive:

" Non si contentano di sapere in che anno è nato il Signore, ma con curiosità troppo spinta vanno a cercarne anche il giorno "

Stromata I, 21, 146

e dice che in oriente per alcuni la data giusta cadeva il 20 aprile, per altri il 20 maggio e per altri ancora il 18 novembre.



San Ippolito tra i 203 e il 204 d.C. nel " Commentario su Daniele " fa riferimento alla data del 25 dicembre: "La prima venuta di nostro Signore, quella nella carne, nella quale egli nacque a Betlemme, ebbe luogo otto giorni prima delle calende di Gennaio, di mercoledì, nel quarantaduesimo anno del regno di Augusto" 
IV,23,3


L'autore Anonimo (forse Cipriano) del " De Pascha computus " del 243 d.C.  sostiene: “O quam praeclara et divina Domini providentia, ut in illo die quo factus est sol in ipso die nasceretur Christus V kl. Apr. feria IIII. et ideo de ipso merito ad plebem, dicebat Malachias propheta: orietur vobis sol iustitiae, et curatio est in pennis” e cioè, in sostanza, che Gesù, il " Sol Iustitiae " è nato il 28  di marzo, che corrisponde al quarto giorno della creazione in cui  fu creato il sole.


Tra la fine del III secolo e metà del IV ritorna la data del 25 Dicembre in un opuscolo " De solstitiis et aequinoctiis " in cui si afferma:  " Conceptus est ergo Dominus noster octavo calendas aprilis mense Martio, qui est dies Paschae, passionis Domini et conceptionis eius "; " Sed et Dominus nascitur mense Decembri hiemis tempore octavo kalendas ianuarias " - "  Nostro Signore fu concepito il 28 marzo, che è giorno della Pasqua, della Passione del Signore e del suo concepimento, e il Signore nacque nel mese di dicembre, di inverno, il 25" così sostengono anche Tertulliano in " Adversus Judaeos " e Sant'Agostino  in " De Trinitate ".


Sempre nella prima metà del IV secolo sotto l'imperatore Costantino I, in un autentico documento romano del 336, il " Depositio Martyrum filocaliana ", un abbozzo del calendario liturgico del 354 di Furio Dioniso Filocalo, si attesta: " VIII Kal. Ianuarii natus Christus in Betleem Iudeae " e anche " Chr. Caesare et Paulo sat. XIII. hoc. cons. Dns. ihs. XPC natus est VIII Kal. ian. d. ven. luna XV " - " durante il consolato di Cesare (Augusto) e Paolo, nostro signore Gesù Cristo nacque otto giorni prima delle calende di Gennaio un venerdì, il quattordicesimo giorno della Luna " che corrisponderebbe al 25 di dicembre. Nel Conografo del 354 al 25 dicembre si legge:
" N. Invicti - Natale Invitto " e " Natalis Dominis corporalis. Solstitium et initium hiberni - Natale del corpo del Signore. Solstizio e inizio dell'inverno". Il Natale Invitto festeggiava il " Sol Invictus - Sole Invincibile " appellativo dato dai romani al sole divinizzato in cui probabilmente erano confluite tutte le divinità solari oggetto di culto. 
Giovanni Crisostomo nel 390 ci dice invece che a metà del IV secolo papa Giulio I fissò in modo definitivo al 25 dicembre la data dei festeggiamenti della nascita di Gesù:
" In questo giorno, 25 dicembre, anche la natività di Cristo fu definitivamente fissata a Roma. "



Nel 525 d.C. il 25 dicembre viene riportata come data di nascita di Gesù Cristo anche da un monaco, Dionigi il Piccolo  che sotto il sostegno di Papa Giovanni I, facendo un calcolo a ritroso dalla morte di Cristo che avvenne il 25 marzo all'età di 33 anni, stabilì che la sua nascita  fosse avvenuta 753 anni dopo la fondazione di Roma che corrisponde, come accennato precedentemente, anche al LX anno consolare dalla prima elezione di Caio Giulio Cesare a console. Dionigi rivoluzionò il modo di contare gli anni che fino a quel momento si contavano a partire dall'incoronazione di Diocleziano, infatti introdusse l'usanza di contare gli anni " ab incarnatione Domini nostri Jesu Christi" - " dall'incarnazione di nostro Signore Gesù Cristo " e non esistendo lo zero a quei tempi, dalla nascita di Cristo si comincia a contare 1 d. C. - 1 dopo Cristo e l'anno bisestile 248 che si riferisce a Diocleziano diventa  il 532 di Cristo.


A sostenere il 25 dicembre come data di nascita di Gesù Cristo c'è anche un recente studio che parte dal Vangelo di Luca in cui si sostiene che Giovanni Battista fu concepito sei mesi prima del concepimento verginale ovvero 15 mesi prima della nascita di Gesù, e il padre San Zaccaria fu avvertito del concepimento mentre officiava il culto nel Tempio di Gerusalemme; ora analizzando il " Libro dei Giubilei " risalente al II secolo a.C. appartenente ai " Rotoli del Mar Morto " scoperti nel 1947 a Qumran regione in cui è attestata la presenza degli esseni che oltre a praticare l'ascetismo ricopiavano i testi sacri dei loro avi israeliti, si è ricostruito, fino al I secolo d.C., il calendario dei turni svolti 2 volte l'anno da ciascuna delle 24 classi sacerdotali che si alternavano in un ciclo di 6 anni (un anno era composto da 364 giorni) per officiare i riti nel Tempio di Gerusalemme. Al primo dei sei cicli  la classe Abia, a cui Zaccaria apparteneva, esercitò il primo turno alla metà del terzo mese e  il secondo turno alla fine dell'ottavo mese che corrisponde all'ultima decade di settembre, quindi se Giovanni Battista fu concepito l'ultima decade di settembre e Gesù Cristo fu concepito sei mesi dopo, l'ultima decade di marzo, è chiaro che la nascita di Gesù Cristo possa essere avvenuta l'ultima decade di dicembre e quindi anche il 25 di dicembre.


Nella liturgia della Chiesa latina, il Natale preannunciato dalle quattro domeniche d'avvento (sei nel rito ambrosiano), comincia i con i vespri del giorno vigilia per proseguire il giorno dopo con quattro messe: la vespertina della vigilia, ad noctem - la messa della notte, in aurora, in die - nel giorno e finisce la domenica del Battesimo di Gesù.



Buon Natale
 a tutti voi,
  a tutti coloro che si trovano nelle condizioni di non poter festeggiare,
a tutti coloro che si sentono soli e
 a tutti coloro che ignorano che oggi è Natale!

© Sciarada Sciaranti

mercoledì 22 dicembre 2010

L' Albero di Natale

I Celti, come detto precedentemente, il  giorno del solstizio di inverno in cui il  sole vecchio muore per rinascere dall'utero di madre terra come sole bambino, usavano portare nelle loro case dei piccoli alberi sempreverdi ritenuti magici perché resistevano alle rigide giornate di gelo, gli offrivano dei doni per assicurarsi  fortuna e fertilità e li ornavano con delle campanelle per dare la possibilità ai folletti, alle fate e agli elfi che li abitavano di comunicare la loro presenza. Con l'avvento del cristianesimo la tradizione dell' Albero di Natale del sole  incontra la figura di Gesù Cristo diventando così l'Albero di Natale di Gesù Cristo che è luce, e come è scritto nella Bibbia:


"è l’Albero della Vita per coloro che l’afferrano" 


Lode alla Sapienza 
Proverbi 3, 18
e come scrisse Ruperto di Deutz 


"Albero della Vita è il Cristo". 


Nel  medioevo la Germania che per tradizione del "Adam und Eva spiele" - " gioco di Adamo ed Eva",  il 24 di dicembre, vigilia di Natale, rappresentava nelle chiese e nelle piazze il paradiso terrestre, sostituì gli alberi da frutto simboli di  abbondanza con gli abeti simboli di vita perpetua rivelata dal loro essere sempreverdi, caratteristica donata, secondo la leggenda, da Gesù che voleva ringraziarli per averlo protetto e nascosto quando lui era inseguito dai nemici.


A Riga su una targa scritta in otto lingue, si legge che il "primo albero di capodanno" fu addobbato nella città nel 1510, ma i primi documenti ufficiali  che fanno riferimento all' Albero di Natale  sono: 
quelli che nel 1521  autorizzavano i cittadini in Alsazia, a tagliare il loro albero di Natale, 
quelli del 1570 di una cronaca di Brema che secondo il  professore di etnologia di Marburgo Ingeborg Weber-Keller, parla di un albero decorato con mele, noci, datteri e fiori di carta,
quelli del 1605 di una cronaca di Strasburgo in cui si legge che per Natale si portavano in casa gli abeti, si mettevano nelle stanze, si ornavano con rose di carta di vari colori, mele, zucchero e oggetti dorati.


Nel 1774 nel libro di Johann Wolfgang Goethe "I dolori del giovane Werther" l' Albero di Natale fa il suo primo ingresso nella letteratura imponendosi a Weimar importantissimo centro culturale dell'epoca.

"Lo stesso giorno in cui Werther aveva scritto al suo amico l'ultima lettera qui riferita, era la domenica prima di Natale; andò la sera da Carlotta, e la trovò sola. Era occupata a mettere in ordine dei giocattoli che aveva destinato ai fratellini come doni di Natale. Egli parlò del piacere che avrebbero goduto i bambini, e del momento in cui all'inaspettata apertura di una porta sarebbe apparso l'alloro illuminato, ornato di dolci e di mele, facendo provare ai fanciulli gioie paradisiache.
"Anche voi, disse Carlotta, cercando di nascondere la sua confusione con un dolce sorriso, anche voi avrete il vostro regaluccio se sarete buono, una candela di cera, e qualche altra cosa ancora!"

I reali   d'Europa  iniziano dunque ad addobbare gli alberi  di Natale:  
nel 1840 la principessa Elena di Germania, sposa del duca d'Orleans, lo allestì alle Tuileries di Parigi,
nel 1841 entrò alla corte inglese, con l'arrivo  del Principe Alberto di Sassonia, marito di origine tedesca della Regina Vittoria, la quale fece addirittura pubblicare un’ immagine del suo albero di Natale su una celebre rivista dell'epoca, la "Godey's Lady's Book",
alla fine del 1800  la regina Margherita  moglie del re d’Italia Umberto I°, ornò l' Albero di Natale  in un salone del Quirinale che in quel periodo storico era la loro abitazione ufficiale.
Infine anche papa Giovanni Paolo II, durante il suo pontificato introdusse l'allestimento dell'albero natalizio a piazza S. Pietro luogo simbolo del Cattolicesimo mondiale.


Per quanto riguarda gli addobbi abbiamo visto che i primi di cui si ha notizia erano campanelline, mele, noci datteri, fiori di carta di vari colori a cui si aggiunsero ghirlande, nastri colorati e candeline, fino a quando nel 1848 comparve il "Kugel": una larga palla di vetro soffiato variopinto cava all'interno, con dimensioni che variavano dai tre ai venti centimetri, realizzata da alcuni fabbricanti svizzeri e tedeschi.
La versione allegorica dell' albero addobbato  per i cattolici è la celebrazione del legno, che avviene come sostiene Padre Thomas Le Gal,  in ricordo della Croce che ha redento il mondo.


© Sciarada Sciaranti

martedì 21 dicembre 2010

Yule

Yule,  che probabilmente deriva dalla parola anglosassone Yula che significa ruota e denota l'aspetto circolare del ciclo delle stagioni, ed i corrispettivi: Yuletide, Yulefest, Yules, Jul, Juletid, Julfest, Jül, Jól, Joul, Joulu, Jõulud, Joelfeest, Alban, Arthan, Géol, Farlas, Feailley Geul, Midwinter, the  Winter Solstice, indicano il giorno del solstizio d'inverno, la notte più lunga dell'anno in cui il buio sovrasta nella sua massima espansione la luce, regna sovrano e all'apice del suo trionfo inizia, nei giorni seguenti,  a cedere lentamente spazio alla luce.


Yule è il giorno del passaggio dalla fase calante dell'anno a quella crescente in cui "il Re Quercia" si scontra con "il Re Agrifoglio"  ponendo fine alla sua vita  per assicurarsi i successivi sei mesi di regno.
Il giorno in cui il sole vecchio muore e rinasce all'alba come sole bambino partorito dall'utero di  madre terra.



Nella  tradizione celtica per  festeggiare questa rinascita, 9 giorni prima  del solstizio si dipingeva d'oro un ramo secco di quercia - rovere o frassino che si appendeva sull'uscio  delle  case e vicino si ponevano delle strisce di carta rossa che erano utilizzate per scriverci sopra i desideri di chiunque entrava nell'abitazione, le strisce venivano poi  attaccate con un nastrino al ramo e quando, nel giorno del solstizio d'inverno, per seguire la credenza che il simile chiama simile, veniva acceso il fuoco nei campi e nelle case per incoraggiare e sostenere, nel momento della sua più grande fragilità, la rinascita del sole, il ramo veniva messo ad ardere ed i desideri bruciando volavano in alto per essere ascoltati ed esauditi dalle forze dell'universo, l'accensione del fuoco era fatta con una candela che gli uomini portavano alle donne che aspettavano la luce avvolte nell'oscurità.
Un ceppo di quercia, raccolto nel terreno del padrone di casa o offerto in dono da qualche amico, ma mai comprato e adornato con piccoli rametti di agrifoglio, bagnato con birra, cedro e spolverato con la farina che simboleggiava la consapevolezza del trionfo della rinascita, veniva posto sul fuoco per tutta la notte e dal modo in cui ardeva si traevano presagi per il futuro, doveva poi giacere sotto la cenere per 12 giorni fino alla cerimonia rituale in cui  il fuoco veniva spento ed  un pezzettino di ceppo veniva prelevato e conservato per accendere quello nuovo nell'anno successivo.
La casa veniva decorata con l'oloaiacet ovvero il vischio, simbolo della vita che supera la morte, pianta considerata sacra, discesa dal cielo, con proprietà magiche acquisite dagli alberi, colpiti dalla folgore degli dei, sui quali cresce senza toccare terra.


"I Druidi non hanno nulla di più sacro del vischio e dell’albero che lo porta, purché sia un rovere... Essi pensano infatti che tutto ciò che spunta su tale albero sia inviato dal cielo e vi vedono un segno dell’elezione dell’albero da parte della divinità stessa.
Ma è raro trovare il vischio di rovere e, quando lo si trova, lo si raccoglie durante una cerimonia religiosa, il sesto giorno di Luna, che presso di loro segna l’inizio dei mesi, degli anni, e dei loro secoli di trent’anni, e si sceglie quel giorno perché la Luna ha già una forza considerevole, senza essere ancora a metà della sua corsa. Essi lo chiamano nella loro lingua "colui che guarisce tutto" . 
Dopo aver apprestato secondo il rituale il sacrificio e il banchetto ai piedi dell'albero, fanno avvicinare due tori bianchi ai quali per la prima volta vengono legate le corna"


 Historia Naturalis -  XVI - 45
Plinio il Vecchio

I Druidi vestiti con le tuniche bianche, scalzi e non contaminati dal cibo lo tagliavano nel sesto giorno di luna piena, con una piccola falce d'oro, si creava così il connubio perfetto tra il sole, rappresentato dal colore della falce, e la luna, rappresentata dalle bacche perlate del vischio, i rami venivano avvolti in  un candido manto bianco per poi esser posti in una conca d'oro piena d'acqua che veniva distribuita al popolo per preservarsi o curarsi dalle malattie.

"Ritengono che il vischio, preso in pozione, dia la capacità di riprodursi a qualunque animale sterile e che sia un rimedio contro tutti i veleni: così grande è la devozione che certi popoli rivolgono a cose per lo più prive d'importanza"

Plinio il Vecchio


Si portavano in casa anche dei piccoli alberi sempreverdi simboli  anch'essi della persistenza della vita che essendo capaci di resistere al gelo, erano ritenuti magici, gli si offrivano dei doni per assicurarsi fortuna e fertilità e inoltre venivano adornati con delle campanelle per permettere ai folletti, alle fate e agli elfi che li abitavano, di comunicare la loro presenza.


Sacrificio del solstizio d'inverno
1915
di Carl Larsson
Museo Nazionale di Stoccolma

Chiunque voglia conoscere la controparte discendente di Yule clicchi su Litha 

domenica 19 dicembre 2010

I colori di fine autunno

" Quando suonò il telefono, Gill era fuori a rastrellare le foglie in mucchi ramati, mentre suo marito le spalava in un falò. Era una "domenica pomeriggio di fine autunno". Gill corse in cucina non appena udì gli squilli, e immediatamente si sentì avviluppare dal calore dell'interno, non essendosi resa conto, fino a quel momento, di come l'aria s'era fatta gelida. Con ogni probabilità, nella notte ci sarebbe stata una gelata. "

 La pioggia prima che cada
  Jonathan Coe







venerdì 17 dicembre 2010

Sunshine Award

La dolcissima Mirta del blog "Luce nel cuore" mi ha donato un graditissimo premio:


la ringrazio infinitamente  e posto le indicazioni  per chi vuole seguirle :

1) Ringraziare coloro che ci hanno premiato.

2) Scrivere un post per il premio.


3) Passarlo a 12 blog che riteniamo meritevoli .

4) Inserire il collegamento di ciascuno dei blog che abbiamo scelto.

5) Dirlo ai premiati .

Questo blog è aperto ad ogni atto di amicizia, amore, sensibilizzazione, solidarietà, ecc, che possa coinvolgere tutti coloro che  vogliono partecipare, quindi estendo questo premio a tutti quelli che hanno e avranno voglia di prenderlo.

P.S. Elettra vedi di prenderlo!

mercoledì 15 dicembre 2010

Il cibo c'è ma solo per pochi




Nei potenti, ricchi e civili
 paesi industrializzati
  le derrate alimentari alla produzione, 
vengono mandate al macero,
 per mantenere alto
 il prezzo di mercato...
???

lunedì 13 dicembre 2010

Santa Lucia

"Euschia, irreprensibile, vissuta buona e pura per 25 anni, morì nella festa della mia "santa Lucia", per la quale non vi è elogio come conviene. Cristiana, perfetta, riconoscente a suo marito di una viva gratitudine."


Questa frase riproduce l' iscrizione di un'epigrafe di marmo quadrato, che un uomo tra la fine del IV e l'inizio del V secolo fece incidere in onore della moglie morta; l'epigrafe  che fu trovata a Siracusa nella catacomba di S.Giovanni nel giugno 1894 dal professor Paolo Orsi testimonia il culto devozionale di santa Lucia già presente a quel tempo.


Il "Codice Papadopulo" ovvero gli atti greci risalenti al V secolo  che parlano del suo martirio ci raccontano che la giovane Lucia orfana di padre va in pellegrinaggio, a pregare sul sepolcro di sant' Agata con la madre Eutichia affetta da una grave malattia che le fa perdere una inarrestabile quantità di sangue; qui sant' Agata le appare in una visione e le preannuncia la guarigione della madre, il martirio a cui verrà sottoposta e la gloria che riceverà nella città di Siracusa; sulla via del ritorno Lucia comunica alla madre la sua intenzione di consacrarsi a Dio e la convince a concederle il consenso per dare in beneficenza il suo intero patrimonio; il fidanzato però la denuncia al governatore Pascasio come aderente alla fede cristiana e poiché a quel tempo, vigevano  i decreti di persecuzione dei cristiani, emanati dall'imperatore Diocleziano, Lucia subisce un processo in cui dichiara con orgoglio la sua professione di fede, viene sottoposta a terribili supplizi, ma non cede, le viene inflitta la pena del postribolo e lei salda nella sua fede risponde sostenendo che qualsiasi violenza fisica il suo corpo avesse potuto subire contro la sua volontà, la sua mente e il suo spirito sarebbero rimasti casti, incontaminati e puri; per questa  tenacia che la contraddistinse  fu fatta decapitare dal  governatore Pascasio nel 304 circa; prima di morire, predisse la caduta di Diocleziano, di Massimiano e la fine della persecuzione dei cristiani .


Negli atti latini risalenti alla fine del V secolo, inizio del VI, quindi di poco successivi a quelli greci, si sostiene invece che la sua morte sia avvenuta per "jugulatio" cioè attraverso il taglio della gola e non per decapitazione.


Sembra che le sue spoglie siano state riposte in un arcosolio, una nicchia ad arco scavata nel tufo delle catacombe che portano oggi il suo nome; con l'avvento dei saraceni furono prelevate e nascoste per essere successivamente traslate da Siracusa a Costantinopoli e durante la  crociata del 1204, da Costantinopoli a Venezia nel monastero di San Giorgio dove rimasero per poco tempo, furono infatti spostate in una nuova chiesa edificata in suo onore fino a quando nel 1863 la chiesa  venne demolita per lasciare il posto ad una stazione ferroviaria che le fu intitolata. Oggi le reliquie sono conservate nella chiesa dei SS. Geremia e Lucia.


Il suo nome dal latino lux che significa luce, ha contribuito a farla diventare protettrice degli occhi, dei ciechi, degli oculisti, degli scalpellini e degli elettricisti.
La sua immagine viene raffigurata con un piattino o una coppa che contengono i suoi occhi, una palma e una lampada , meno frequentemente con un libro, un calice, una spada, un pugnale, una fiamma.


Il giorno della  vigilia della festa a lei dedicata , a Siracusa, la  sua statua  viene trasportata dalla cappella che la ospita nella cattedrale, all'altare maggiore, si celebrano i vespri solenni dopo i quali è distribuita ai fedeli la "cuccìa" un tipico dolce della tradizione, a base di grano bollito, ricotta di pecora o crema di latte semplice o con cioccolato. Il giorno dopo la statua viene portata a spalla, in processione da Ortigia alla chiesa di Santa Lucia al Sepolcro, facendo delle soste, la  più suggestiva è quella al porto dove i marinai fanno suonare  le sirene delle loro navi. Il 20 dicembre dalla chiesa di Santa Lucia al Sepolcro si rifà il percorso opposto con due soste importanti, una al santuario della Madonna delle Lacrime ed una all'ospedale di Siracusa e verso sera la statua giunge sul ponte Umbertino, dove si ammirano i fuochi d'artificio. In questo giorno chiamato "ottava" è ospite di Siracusa la "Lucia svedese", una ragazza eletta in Svezia sempre per festeggiare la santa; nelle case di questo paese, le sorelle maggiori si vestono da santa Lucia, con una lunga veste bianca, legata alla vita da una cintura rossa e una corona di foglie in testa con sette candele, svegliano le sorelline più piccole che indossano delle camicie bianche che simboleggiano le stelle, i fratellini che indossano cappelli di paglia e  bastoni adornati con delle stelle e fanno colazione tutti insieme con i biscotti preparati il giorno prima.


Devoto di santa Lucia fu anche il sommo Dante Alighieri che come spiega nel "Convivio" fu aiutato da lei che lo guarì da una malattia agli occhi che contrasse a causa delle lunghe letture fatte e la inserì, come simbolo di grazia illuminante, nelle tre cantiche della "Divina Commedia"   

" ... Questa chiese Lucia in suo dimando
e disse: Or ha bisogno il tuo fedele
di te, ed io a te lo raccomando.
Lucia, nimica di ciascun crudele,
si mosse... "

Inferno II, 92-96

(Lucia a Beatrice)
" ... Beatrice, loda di Dio vera,
ché non soccorri quei che t'amò tanto,
ch'uscì per te de la volgare schiera?
Non odi tu pietà del suo pianto?
Non vedi tu la morte che 'l combatte
Su la fiumana ove 'l mar non ha vanto? "

Inferno II, 103-108


" ... Venne una donna e disse: I' son Lucia
lasciatemi pigliar costui che dorme;
sì l'agevolerò per la sua via ... "

Purgatorio IX, 55-57

" ... Qui ti posò ma pria mi dimostraro
li occhi suoi belli quella intrata aperta:
poi ella e 'l sonno ad una se n'andaro ... "

Purgatorio IX, 61-63

" ... Di contr' a Pietro vedi sedere Anna,
tanto contenta di mirar sua figlia
che non move occhio per cantare osanna.
E contro al maggior padre di famiglia
siede Lucia, che mosse la tua donna,
quando chinavi, a ruinar, le ciglia... "

Paradiso XXXII, 133-138.

Il calendario Juliano festeggiava santa Lucia il 21 dicembre, giorno del solstizio d'inverno, con l'avvento nel 1582 del calendario Gregoriano, introdotto da Papa Gregorio XIII, con la bolla papale "Inter gravissima" , il giorno a lei dedicato divenne il 13 dicembre, sembra per tentare di sopprimere il culto di una divinità pagana di nome Lucina (dea della nascita). 

Ringrazio sempre Elettra  per le sue splendide immaginette sacre.

© Sciarada

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